Cinema e IA Made in Italy. A che punto siamo noi

Dalle regole sul tax credit alla formazione dei professionisti, fino ai festival dedicati: anche il cinema italiano sta facendo i conti con l'IA. Ma rispetto ad Hollywood, a che punto è l'Italia?


L’IA entra nel cinema italiano, ma non ancora dalla porta degli attori

Il caso di Paul Walker in Fast & Furious ha riportato al centro del dibattito il rapporto tra artista e intelligenza artificiale: fino a dove può arrivare il suo ruolo nella produzione di un film? Negli Stati Uniti la discussione si sta spingendo sempre più verso la possibilità di ricreare volti, voci e performance. In Italia, invece, il processo appare ancora più graduale, ma sarebbe sbagliato descrivere il nostro cinema come estraneo alla rivoluzione dell’IA.


Nell’aprile 2025 la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MiC ha pubblicato criteri interpretativi sull’utilizzo dell’IA generativa nell’ambito del tax credit per la produzione nazionale. Le disposizioni prevedono, a determinate condizioni, la possibilità che i contratti con gli artisti comprendano l’utilizzo di testo, immagine e voce, anche attraverso sistemi di IA generativa, nel rispetto delle norme e del diritto d’autore.


Il tema è quindi già entrato nella macchina normativa del cinema italiano. Questo però non significa che anche la nostra Settima Arte sia pronta a sostituire un attore con una sua versione digitale, ma che la tecnologia ha raggiunto un punto nel quale non può più essere considerata soltanto una possibilità futuristica. Il legislatore sta già cercando di stabilire quali siano i confini entro cui questa trasformazione possa avvenire.


Dalla sperimentazione alla formazione: l’Italia sta imparando a usare l’AI

ANICA Academy ha annunciato nel 2026 un programma di formazione sull’IA rivolto alle diverse professionalità della filiera cinematografica e audiovisiva. I percorsi, in partenza nell’autunno 2026, riguardano normativa e regolamentazione, workflow produttivi, management, sviluppo e pre-produzione, produzione audiovisiva e animazione. L’obiettivo dichiarato è aiutare i professionisti a gestire il cambiamento senza subirlo passivamente.


E per quanto riguarda la diffusione degli strumenti di IA? Una ricerca realizzata da SIAE e Fondazione Civita su oltre 4.770 autori rileva che circa la metà degli intervistati utilizza strumenti di IA, mentre tra gli autori che lavorano nel settore cinematografico la quota di chi ha sperimentato direttamente sistemi di IA generativa arriva al 54%. L'utilizzo, tuttavia, rimane spesso esplorativo: per esempio, il 60% di chi la usa la impiega soprattutto per raccogliere idee o migliorare contenuti già esistenti.


È una fotografia che racconta un'Italia forse meno distante dalla trasformazione di quanto possa sembrare. L'intelligenza artificiale non sta ancora prendendo il posto dell'autore, dell'attore o del tecnico, ma sta entrando nei processi che precedono e accompagnano la realizzazione di un'opera. La vera partita, almeno per ora, sembra quindi essere quella di capire come integrare questi strumenti nella filiera.


Dai festival ai progetti speciali: il cinema italiano guarda al futuro

Nel settembre 2025 il MiC aveva già inserito, tra gli obiettivi dei progetti speciali per il cinema e l'audiovisivo, la possibilità di sostenere iniziative dedicate alla contaminazione tra cinema, tecnologia, realtà virtuale, realtà aumentata e intelligenza artificiale. Nel luglio 2026 è stata inoltre pubblicata la graduatoria dei progetti speciali relativi al bando 2025.


L'elefante nella stanza giunge proprio da Venezia. Il Reply AI Film Festival, giunto nel 2026 alla sua terza edizione, ha raccolto oltre 3.000 corti provenienti da 76 Paesi. La giuria, guidata da Gabriele Salvatores, ha valutato opere nelle quali l'IA viene utilizzata nelle diverse fasi della realizzazione, dalla sceneggiatura alla post-produzione. Il festival si è svolto in concomitanza con l'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dimostrando quanto il dialogo tra cinema e intelligenza artificiale sia ormai entrato anche nei principali appuntamenti dell'industria.


La distanza con Hollywood, quindi, potrebbe non essere quella tra un cinema che utilizza l'AI e uno che non la utilizza. La differenza potrebbe riguardare piuttosto la velocità con cui la tecnologia viene portata verso il cuore della performance umana. Se negli Stati Uniti si può già discutere della possibilità di ricreare un attore come Paul Walker, l'Italia sembra trovarsi in una fase nella quale l'IA viene soprattutto sperimentata, regolamentata e insegnata.


Ed è proprio qui che si apre la vera domanda per il futuro del cinema italiano: l'IA rimarrà uno strumento nelle mani di registi, attori, sceneggiatori e tecnici oppure arriverà il momento in cui inizierà a sostituirne alcune funzioni? La risposta non è ancora scritta. Ma una cosa è certa: il cinema italiano ha già iniziato a scriverla.


Andrea Pelucchi