di Gennaro Romano
Dall’ 11 al 13 settembre, Gragnano (NA) ospiterà l'edizione 2026 di'Gragnano Città della Pasta -
MONDOPASTA!', evento promosso dal Consorzio di Tutela della Pasta di Gragnano IGP con il Comune di
Gragnano e la Regione Campania. La kermesse punta a esplorare il pianeta attraverso le sue cucine con il
supporto del Laboratorio di Antropologia del Cibo (LAC) e rappresenta molto più di una celebrazione
enogastronomica. Per gli operatori del settore Gragnano è un termometro di un segmento di mercato —
quello della pasta di qualità certificata — che continua a generare valore e a presidiare margini, anche mentre
la materia prima alla base dell'intera filiera attraversa la peggiore crisi degli ultimi anni.
A Gragnano si incontrano chef stellati, interpreti della tradizione e cuochi provenienti da diverse culture
gastronomiche per un percorso che parte dall'Italia e si apre alle contaminazioni internazionali. Ma il
contesto in cui si svolge l'evento è segnato da dinamiche di mercato che pongono interrogativi strategici per
chi investe nella filiera cerealicola: il grano duro italiano è in crisi di prezzo, le importazioni dal Canada
crescono a tassi a due e tre cifre, e la frattura tra il costo della materia prima alla produzione e il prezzo finale
sugli scaffali rimane ampia.
La fascia premium: un mercato che tiene nonostante tutto
La pasta di Gragnano IGP rappresenta l'esempio più evidente di come la filiera italiana abbia saputo costruire
un segmento di valore in grado di resistere alla compressione dei prezzi delle commodity. Il riconoscimento
IGP, la tracciabilità, il legame con il territorio e la qualità della trasformazione consentono a questo comparto
di mantenere un posizionamento premium che non subisce passivamente le oscillazioni del mercato del
grano duro. La kermesse di settembre, con la sua vocazione internazionale e il tema 'MONDOPASTA!', è
un investimento promozionale che mira a rafforzare ulteriormente questo posizionamento sui mercati esteri,
dove la pasta italiana di qualità continua a godere di una domanda robusta.
Il messaggio che arriva da Gragnano è chiaro: il valore aggiunto nella filiera pasta non si gioca solo sul costo
della materia prima, ma sulla capacità di costruire brand, certificazioni e percorsi di qualità riconosciuti. Il
modello IGP dimostra che è possibile sottrarsi, almeno in parte, alla logica dei prezzi spot che sta
strangolando i produttori di grano duro.
La crisi dei prezzi: i numeri parlano chiaro
I prezzi per tonnellata franco azienda diffusi da Ismea mostrano differenziali significativi tra le diverse aree e
qualità. I valori oscillano tra 222,50 €/T (Grosseto, qualità mercantile) e 267,50 €/T (Matera, qualità fino).
Si tratta di livelli che, tradotti in euro al quintale (22,25-26,75 €/ql), confermano il crollo denunciato al
tavolo Masaf del 21 luglio: in due anni il prezzo è sceso da circa 35 €/ql agli attuali valori, con punte
negative in Sicilia, dove le offerte per il nuovo raccolto sono arrivate a 19 €/ql. Un prezzo che, secondo le
stime di settore, si colloca ampiamente al di sotto dei costi di produzione medi, che per il grano duro italiano
si attestano tra 28 e 32 €/ql a seconda delle aree e delle rese.
La variabilità settimanale, pur con segni positivi in molte piazze rispetto alla settimana precedente (da +2,0%
a +2,9%), non è sufficiente a invertire un trend che sta mettendo in difficoltà migliaia di imprese agricole e
che solleva interrogativi sulla sostenibilità dell'offerta interna a medio termine.
Le dinamiche di importazione: il fattore Canada
La crisi dei prezzi non è un fenomeno endogeno. Secondo l'analisi di Coldiretti su dati Eurostat, le
importazioni di grano duro dal Canada hanno registrato incrementi massicci nei mesi precedenti la raccolta
italiana: +200% ad aprile e +55% a maggio rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La tempistica
degli ordini fa sì che gli arrivi si concentrino prima della raccolta in Italia. L'effetto? Abbassare le quotazioni
proprio nel momento in cui i produttori italiani si apprestano a immettere sul mercato il nuovo raccolto.
Per gli operatori finanziari e gli importatori, il grano canadese rappresenta una fonte di approvvigionamento
alternativa a prezzi competitivi, favorita anche da pratiche agronomiche — come l'essiccazione con glifosate
— vietate in Europa ma che riducono i costi di produzione e i tempi di raccolta. Tuttavia, questa
competitività si scontra con il principio di reciprocità e con le regole del mercato unico europeo, sollevando
questioni di concorrenza sleale che hanno portato Coldiretti a chiedere controlli più stringenti con strumenti
come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica per verificare origine e residui.
Lo scontro Casillo-Coldiretti: il nodo della filiera
Il 22 agosto 2026, il conflitto tra interessi della trasformazione industriale e quelli della produzione agricola è
esploso pubblicamente con lo scontro tra Coldiretti Puglia e Francesco Casillo, imprenditore molitorio tra i
maggiori operatori italiani nell'importazione di cereali.
Casillo ha dichiarato che 'la pasta è buona non perché è fatta di grano italiano', suscitando la reazione
durissima dell'organizzazione agricola, che ha parlato di 'offesa intollerabile alla dignità e al lavoro dei
cerealicoltori pugliesi e italiani'. Al centro della polemica, il modello di business che privilegia
l'importazione di grano canadese a scapito degli acquisti interni e la mancata adesione di Casillo a Filiera
Italia, il progetto che riunisce le principali aziende della trasformazione impegnate su contratti di filiera con
gli agricoltori.
Coldiretti accusa l'imprenditore di contribuire a deprimere le quotazioni del grano nazionale attraverso le
importazioni, e annuncia mobilitazioni: dopo i presìdi nei porti, l'organizzazione minaccia di spostare la
protesta «davanti agli stabilimenti del gruppo Casillo». La posta in gioco è alta: il modello di filiera basato su
accordi pluriennali a prezzi certi viene contrapposto a un modello spot che scarica la volatilità dei mercati
internazionali sui produttori agricoli, con effetti devastanti sulla redditività e sulla pianificazione aziendale.
Le misure del governo
Sul fronte politico, a un tavolo del 21 luglio, il ministro Francesco Lollobrigida aveva annunciato un
pacchetto di interventi da monitorare con attenzione per l’impatto sulle condizioni competitive della filiera
nei prossimi anni. C’è anzitutto il contributo contro il caro fertilizzanti: la riserva di crisi UE compensa fino
al 50% degli incrementi di costo dei fertilizzanti e sono allo studio misure per aumentare questo contributo
per le filiere sensibili come quella del grano duro. Inoltre, Lollobrigida ha garantito «più controlli ai punti di
ingresso per verificare che il grano importato non abbia residui delle sostanze da noi vietate», promuovendo
al contempo investimenti in ricerca sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea) per aumentare produttività e
qualità.
Poi, il disegno di legge ColtivaItalia, in approvazione al Senato, destinerà 40 milioni di euro a sostegno della
filiera del grano duro a partire da gennaio 2027. Coldiretti suggerisce di vincolare questa cifra all'utilizzo del
prezzo della Commissione Unica Nazionale (Cun) come riferimento nei contratti di filiera, a un piano
straordinario per gli stoccaggi (oltre il 60% dei centri di raccolta ha più di 40 anni) e al riconoscimento
della Dop della pasta del Sud Italia.
ColtivaItalia prevede inoltre investimenti complessivi per 300 milioni di euro destinabili anche al settore
cerealicolo, su un totale di un miliardo di euro in più per il primario. Inoltre, Il ministero ha reso noto che dal
2022 a oggi i contributi dedicati al settore cerealicolo ammontano a 2,5 miliardi di euro, così suddivisi: 533
milioni di euro del PNRR, 53 milioni di piano complementare, 64 del Fondo Grano Duro, 21 milioni negli
stanziamenti per i Distretti del Cibo e il resto dai contributi PAC.
I futures del grano duro: uno strumento da monitorare
Sul fronte finanziario, il future sul grano duro con scadenza settembre 2026 (codice EDW) negoziato a Parigi
su Euronext quota 290,00 €/t, in controtendenza rispetto ai prezzi spot italiani (22-27 €/ql, pari a 220-270
€/t). Lo spread tra future e spot — circa 20-70 €/t — segnala le aspettative del mercato su un possibile riequilibrio dell'offerta nei prossimi mesi. In un contesto di prezzi spot in forte compressione (da 35 €/ql a
22-27 €/ql in due anni) e di elevata incertezza sulle politiche commerciali e sui flussi di importazione dal
Canada, il volume delle contrattazioni e l'Open Interest della sessione precedente restano indicatori da
monitorare per chi opera nella filiera o assume posizioni sulla commodity.
Export pasta e mercato interno: il nodo strategico
Il problema del grano duro non è solo una questione di costo della materia prima, ma di sostenibilità
dell'intera filiera a medio-lungo termine. La pasta italiana è un'eccellenza riconosciuta sui mercati
internazionali, con un export che continua a crescere e che rappresenta uno dei pilastri del Made in Italy
agroalimentare. Ma questo successo non può prescindere dalla risoluzione dello squilibrio strutturale del
mercato interno del grano.
Se il comparto premium — rappresentato proprio da realtà come la pasta di Gragnano IGP — riesce a
presidiare margini grazie alla differenziazione e alla certificazione, il grosso della produzione di pasta e di
altri derivati del grano duro è esposto alla volatilità dei prezzi delle commodity. La convivenza di questi due
modelli è possibile solo se la filiera interna riesce a garantire un approvvigionamento stabile e di qualità,
evitando che la fuga verso le importazioni deprima ulteriormente la produzione nazionale fino a renderla
marginale.
Il tema degli stoccaggi, sollevato dai sindacati agricoli è cruciale: la capacità di conservare il grano italiano
per immetterlo sul mercato in modo programmato, evitando le ondate di importazioni pre-raccolto, richiede
investimenti significativi che oggi mancano. Più del 60% dei centri di raccolta ha infrastrutture obsolete, un
collo di bottiglia che limita la capacità di gestione dell'offerta e amplifica la dipendenza dalle importazioni.
Gragnano 2026: vetrina di un modello che funziona.
L'evento di Gragnano, dall'11 al 13 settembre, è quindi molto più di una manifestazione enogastronomica. È
una vetrina di un modello di business che ha saputo costruire valore attraverso la qualità, la tracciabilità e la
certificazione IGP, generando margini che resistono alla crisi delle materie prime. Per analisti e operatori di
settore la kermesse offre l'occasione di osservare da vicino come il segmento premium della pasta italiana si
stia posizionando sui mercati internazionali e quali strategie di sviluppo siano percorribili nel contesto di una
filiera complessivamente in difficoltà.
Il tema 'MONDOPASTA!', con il suo sguardo globale e le collaborazioni internazionali, è una scommessa
sull'export e sul posizionamento della pasta italiana come prodotto culturale e di alta gamma. Ma per
trasformare questa scommessa in un modello sostenibile, l'industria della pasta e gli agricoltori dovranno
trovare un equilibrio che oggi appare lontano. La soluzione della crisi del grano duro tiene necessariamente
insieme aiuti pubblici, controlli, frontiere, investimenti, innovazione e governance della filiera, tenendo
insieme produttori e trasformatori in un mercato globale sempre più competitivo.
Disclaimer: il seguente articolo ha puro scopo informativo e non ha nessun valore di consulenza.