Un mercato sostenuto dallo Stato
L'Italia figura tra i principali Paesi europei per volume di risorse pubbliche destinate al settore audiovisivo, posizionandosi immediatamente alle spalle della Francia e in competizione con la Germania. Il sostegno pubblico rappresenta infatti una componente strutturale dell'industria cinematografica del Vecchio Continente, dove cultura e politica industriale si intrecciano sempre più con l'obiettivo di sostenere la produzione nazionale, attrarre capitali e rendere i territori competitivi sul mercato internazionale.
Per quanto riguarda il nostro Paese, il principale strumento è il Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo, introdotto con la Legge Franceschini e successivamente modificato dagli interventi normativi più recenti. Il sistema combina Tax Credit, con aliquote che possono arrivare fino al 40% in determinate condizioni, contributi diretti e selettivi alla produzione e strumenti a sostegno della distribuzione. Secondo le stime considerate, le risorse pubbliche dedicate al comparto dell'audiovisivo si collocano tra i 600 e i 700 milioni di euro l'anno.
La sfida con Francia, Germania e Spagna
Il confronto europeo mostra però modelli differenti. La Francia rimane il principale punto di riferimento, con risorse pubbliche comprese tra i 700 e gli 800 milioni di euro annui e un sistema costruito attorno al CNC, ai crediti d'imposta e a un articolato meccanismo di prelievi e obblighi di investimento che coinvolge anche operatori televisivi e piattaforme. La Germania, con circa 400-500 milioni di euro, presenta invece un modello fortemente decentralizzato, nel quale ai fondi federali si affiancano quelli dei singoli Länder.
La Spagna, con una spesa pubblica stimata tra i 300 e i 400 milioni di euro, ha puntato in modo deciso sulla competitività fiscale, arrivando a offrire crediti d'imposta elevati e condizioni ancora più favorevoli in territori come le Canarie. È una competizione che non riguarda soltanto il numero di film prodotti: dietro gli incentivi ci sono posti di lavoro, servizi, turismo, infrastrutture e capacità di attrarre produzioni internazionali. Per l'Italia, dunque, il cinema è sempre più anche una partita industriale.
Andrea Pelucchi