Gli smart glasses al centro del mirino tra AI, privacy e pirateria


La nuova frontiera della pirateria arriva sugli occhiali?

La pirateria cinematografica potrebbe trovarsi davanti a una nuova evoluzione tecnologica. Nel Regno Unito diversi operatori cinematografici stanno introducendo o valutando restrizioni sull'utilizzo degli smart glasses dotati di fotocamera, compresi i dispositivi sviluppati da Meta in collaborazione con Ray-Ban. La decisione arriva dopo l'aumento delle preoccupazioni legate alla privacy e soprattutto alla possibilità che questi dispositivi vengano utilizzati per registrare illegalmente i film durante la proiezione. La UK Cinema Association, che rappresenta oltre il 90% degli operatori cinematografici britannici per numero di sale e quota di mercato, ha confermato il 20 agosto di aver pubblicato una posizione specifica sul tema.


A differenza di uno smartphone, la videocamera è integrata direttamente nella montatura e può essere utilizzata senza dover estrarre un dispositivo dalla tasca. Meta ha previsto un indicatore luminoso che segnala quando la fotocamera è in funzione e ha introdotto sistemi per rendere più difficile la manomissione dell'indicatore. Per gli esercenti cinematografici, tuttavia, il rischio rimane significativo: una registrazione clandestina può essere utilizzata per creare copie pirata e favorire i circuiti illegali di distribuzione.


Secondo l'ultimo rapporto annuale disponibile della UK Cinema Association, oltre il 90% delle copie illegali di film appena usciti continua a provenire dalle sale cinematografiche, generalmente attraverso dispositivi di registrazione. Nel 2024 il settore britannico e irlandese aveva registrato un solo caso di film piratato riconducibile a una sala cinematografica, un risultato che testimonia l'efficacia dei sistemi di prevenzione ma anche quanto il problema resti strutturalmente rilevante.


Non è solo pirateria: il nodo della privacy

La possibilità di registrare senza attirare immediatamente l'attenzione delle persone presenti ha già alimentato preoccupazioni sul fronte della privacy. Il tema ha iniziato a superare i confini delle sale cinematografiche. All'inizio di agosto i tribunali di Inghilterra e Galles hanno vietato l'utilizzo dei Meta smart glasses nelle aule giudiziarie, proprio per il rischio di registrazioni non autorizzate. Cinema, teatri e altri luoghi pubblici stanno quindi iniziando a interrogarsi sulle proprie regole di utilizzo.


Il paradosso è che la stessa tecnologia può avere applicazioni positive. Gli smart glasses possono essere utilizzati per traduzioni, comunicazioni a mani libere e soprattutto strumenti di accessibilità. Nel settore cinematografico, per esempio, esistono già soluzioni basate su occhiali capaci di fornire sottotitoli personalizzati, consentendo a persone sorde o non udenti di seguire qualsiasi proiezione senza dover attendere una specifica sessione con sottotitoli aperti. La UK Cinema Association ha sostenuto proprio iniziative di questo tipo.


Il problema, dunque, non è semplicemente stabilire se gli occhiali debbano essere vietati. La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra accessibilità, innovazione, privacy e tutela della proprietà intellettuale. Ed è una questione destinata a diventare sempre più complessa con la diffusione dell'intelligenza artificiale indossabile.


Meta e la scommessa sui nuovi dispositivi AI

Gli smart glasses rappresentano uno dei prodotti attraverso cui il gruppo di Mark Zuckerberg sta cercando di trasformare l'intelligenza artificiale in un'esperienza quotidiana, portandola fuori dallo smartphone e direttamente nel campo visivo dell'utente. Secondo il Financial Times, Meta controlla circa l'85% del mercato degli smart glasses e ha superato i 10 milioni di unità vendute. Google, Apple e Samsung stanno inoltre sviluppando o valutando proprie soluzioni, segnalando che gli occhiali potrebbero diventare una delle prossime grandi piattaforme dell'elettronica di consumo.


Ed è proprio qui che emerge il possibile problema economico per Meta. Più gli smart glasses diventano un prodotto di massa, maggiore sarà il numero di ambienti nei quali il loro utilizzo potrebbe essere sottoposto a limitazioni: sale cinematografiche, tribunali, teatri, concerti, musei e altri luoghi nei quali registrare immagini o audio può creare problemi legali o di privacy. Il rischio non è per forza quello di un grande divieto globale, ma per una tecnologia che punta a diventare una nuova interfaccia tra consumatore e intelligenza artificiale, la possibilità di incontrare sempre più “zone off-limits” potrebbe diventare una questione commerciale tutt'altro che secondaria.


La battaglia dei cinema britannici contro gli smart glasses è quindi soltanto il primo capitolo di una discussione più ampia. La domanda non è più soltanto se sia possibile indossare una videocamera in una sala cinematografica, ma come società e imprese intendano gestire una tecnologia capace di osservare, ascoltare e interpretare il mondo intorno a noi. Per Meta, il futuro degli occhiali AI potrebbe dipendere non solo da quanto saranno intelligenti, ma anche da quanto spazio la società sarà disposta a concedere loro.


Andrea Pelucchi