La maxi-fusione che vuole ridisegnare Hollywood
Quella che avrebbe dovuto essere una delle più grandi operazioni di consolidamento nella storia dell'industria dell'intrattenimento americano si è trasformata in una complessa battaglia legale. Paramount Skydance punta all'acquisizione di Warner Bros. Discovery in un'operazione dal valore di circa 110 miliardi di dollari, destinata a riunire sotto un unico gruppo alcuni dei marchi più importanti del cinema e della televisione statunitense. Dall'altra parte, però, un fronte composto dalla California e da altri 11 Stati americani sta cercando di impedire che l'operazione venga completata, sostenendo che la concentrazione di attività cinematografiche, televisive e streaming possa ridurre la concorrenza nel mercato.
La vicenda è entrata in una nuova fase il 24 agosto, quando il procuratore generale della California Rob Bonta ha cancellato i colloqui di conciliazione con Paramount, accusando la società di aver divulgato e travisato informazioni relative a precedenti negoziati riservati. Paramount ha respinto le accuse, ribadendo la propria disponibilità a trovare una soluzione. Al momento, tuttavia, non sono previsti nuovi incontri formali. Bonta ha lasciato aperta la porta a un accordo, ma ha chiarito che eventuali concessioni dovrebbero essere sostanziali e affrontare direttamente i problemi concorrenziali sollevati dalla causa.
L'operazione ha già ottenuto diverse autorizzazioni regolamentari, compreso il via libera del Dipartimento di Giustizia americano, ma le azioni legali degli Stati e della Writers Guild of America rappresentano ancora un ostacolo decisivo. Il processo federale è attualmente previsto per marzo 2027.
Antitrust, prezzi e occupazione: perché gli Stati vogliono fermare l'accordo
Al centro dello scontro c'è una domanda che va ben oltre Hollywood: quanto può essere grande un'azienda prima che la sua dimensione diventi un problema per la concorrenza? Secondo California e gli altri Stati coinvolti nella causa, la fusione potrebbe dare al nuovo gruppo un peso eccessivo nei mercati della produzione e distribuzione cinematografica, della televisione via cavo e dello streaming. I procuratori generali temono possibili aumenti dei prezzi, una riduzione della scelta per i consumatori e una minore pressione competitiva sui produttori e sui distributori.
A preoccupare è anche l'impatto sul lavoro. La California stima che l'operazione possa comportare la perdita di circa 4.500 posti di lavoro nell'industria cinematografica e televisiva della contea di Los Angeles nei primi tre anni. Paramount sostiene invece una tesi diametralmente opposta: secondo la società, la fusione permetterebbe di creare un gruppo abbastanza grande da competere con i giganti tecnologici e dello streaming, aumentando la capacità produttiva e rafforzando la posizione americana nel mercato globale dell'intrattenimento. Tra gli impegni proposti c'è anche la promessa di distribuire almeno 30 film all'anno e mantenere una finestra cinematografica di 45 giorni. Per la California, però, impegni di questo tipo non sarebbero sufficienti: lo Stato preferirebbe rimedi strutturali, come la cessione di alcune attività televisive o la separazione delle attività cinematografiche delle due società.
Il confronto assume quindi una dimensione più ampia. Paramount considera il consolidamento uno strumento per affrontare un settore sempre più dominato da piattaforme globali e aziende tecnologiche; le autorità antitrust temono invece che proprio questo processo di consolidamento possa finire per restringere il mercato. La fusione diventa così un test importante per capire quale modello di industria audiovisiva gli Stati Uniti intendano costruire nei prossimi anni.
Il tempo costa 7 milioni di dollari al giorno
A rendere ancora più delicata la situazione c'è un elemento prettamente finanziario. Il rinvio dell'operazione non è neutrale per Paramount. A partire dal 1° ottobre 2026, l'accordo prevede infatti una cosiddetta "ticking fee" di 25 centesimi per azione a favore degli azionisti di Warner Bros. Discovery. Tradotto in termini concreti, Paramount dovrebbe sostenere un costo di circa 7 milioni di dollari al giorno, pari a circa 650 milioni di dollari ogni trimestre, fino alla conclusione dell'operazione.
È proprio questo meccanismo ad aver spinto Paramount a chiedere al tribunale che i 12 Stati coinvolti nella causa e la Writers Guild of America depositino una garanzia da circa 1,88 miliardi di dollari per coprire le potenziali perdite legate al ritardo. La società stima infatti che, con il processo previsto per marzo 2027, il costo delle ticking fee potrebbe raggiungere almeno 1,3 miliardi di dollari, a cui si aggiungerebbero ulteriori costi legali e finanziari. La California ha respinto con forza la richiesta, sostenendo che Paramount e Warner abbiano accettato volontariamente quelle condizioni contrattuali consapevoli dei rischi legati alle autorizzazioni regolamentari.
Nel frattempo, lo scontro sta assumendo anche una dimensione geografica. David Ellison, amministratore delegato di Paramount Skydance, ha minacciato di valutare il trasferimento delle attività della società fuori dalla California se non sarà raggiunto un accordo entro l'autunno. Tra le ipotesi è emerso anche il Tennessee. Una eventuale decisione di questo tipo avrebbe un peso simbolico ed economico notevole per Hollywood e per l'intero ecosistema produttivo della California.
La partita Paramount-Warner, dunque, non riguarda più soltanto la nascita di un nuovo gigante dell'intrattenimento. È diventata una sfida tra consolidamento industriale e tutela della concorrenza, tra necessità di scala e rischio di concentrazione. E mentre il tribunale si prepara a esaminare il caso, ogni settimana che passa aumenta il conto dell'operazione. Per Paramount, la domanda non è più soltanto se riuscirà a comprare Warner Bros. Discovery, ma quanto sarà disposta a pagare per riuscirci.
Andrea Pelucchi