Sempre più viaggiatori scelgono di tornare a casa dalle vacanze con una nuova competenza, non soltanto con foto e souvenir. È il fenomeno della “skillcation”, un modo di viaggiare che combina relax, esperienze e apprendimento.
Secondo una ricerca Mastercard pubblicata a luglio, il 48% delle persone intervistate ha in programma quest’anno un viaggio per sviluppare una nuova abilità, dal surf alla ceramica fino all’apicoltura. Nel report 2026 di Hilton, inoltre, il 72% degli ospiti dichiara di voler dedicare le ferie alle proprie passioni o ai propri hobby.
Il fenomeno si inserisce nell’evoluzione del cosiddetto “transformative travel”, nato dopo la stagione del volonturismo e basato su esperienze capaci di favorire crescita personale e nuove competenze. Oggi, con voli e hotel sempre più costosi e giorni di ferie limitati, molti viaggiatori preferiscono concentrare il tempo disponibile in una o due esperienze significative all’anno.
La tendenza sta spingendo anche l’industria turistica a cambiare offerta. Le agenzie propongono soggiorni dedicati a sport, cucina, fotografia, artigianato e attività a contatto con la natura. Anche il segmento luxury si sta orientando verso esperienze più partecipative: dagli ospiti che imparano a gestire gli alveari negli hotel svizzeri alle lezioni di produzione del formaggio in Grecia e ai corsi di ceramica in Umbria.
Secondo Andrew Stevenson, professore di psicologia alla Manchester Metropolitan University, i viaggi basati sull'apprendimento possono avere effetti positivi sul benessere psicologico più duraturi rispetto alle vacanze tradizionali. Affrontare una nuova sfida, spiega, genera un senso di soddisfazione e realizzazione.
Un altro elemento chiave è la socialità. I viaggiatori, spesso single e professionisti con poco tempo libero, cercano esperienze di gruppo che permettano di conoscere persone con interessi simili. Una combinazione di apprendimento, sfida personale e relazioni che trasforma la vacanza in un investimento su se stessi.