Aggiornamento delle previsioni SVIMEZ 2026-2028

Nuova analisi dei dati sull’economia del Meridione d’Italia a fronte della situazione in Medioriente


Di Gennaro Romano


QUADRO GENERALE


Lo SVIMEZ, il più importante istituto statistico sull’economia dell’Italia Meridionale, ha dovuto aggiornare il 31 luglio le sue previsioni per il triennio 2026-2028.


Questo aggiornamento in corso d’opera arriva in un contesto caratterizzato da elevata incertezza internazionale, principalmente legata alle tensioni nel Golfo Persico. L'ipotesi di fondo è che i traffici marittimi nello stretto di Hormuz possano lentamente intensificarsi, favorendo una graduale riduzione delle quotazioni del petrolio, pur con inevitabili fluttuazioni.


L'inflazione prevista per il 2026 è del 2,7% sia in Italia che nel Centro-Nord, mentre al Sud si stima un decimo in meno (2,6%). Questo dato segna un incremento significativo rispetto al 1,5% del 2025, anche se nella seconda parte del 2026 si prevede una lieve decelerazione dopo il picco del 3,2% toccato a maggio.


LE PREVISIONI DI CRESCITA ECONOMICA


Nel 2026 l'economia italiana dovrebbe crescere dello 0,7%, con il Mezzogiorno che si conferma più dinamico del Centro-Nord: +0,8% contro lo 0,7% del resto del Paese. Questa crescita positiva è trainata principalmente dagli investimenti, mentre consumi ed esportazioni restano deboli.


Per quanto riguarda la spesa per consumi, si ipotizza un proseguimento del recupero del reddito reale delle famiglie iniziato a metà 2022, ma in misura modesta a causa dell'impennata dell'inflazione. Nel 2026, la variazione complessiva della spesa delle famiglie sarà dello 0,8% nel Mezzogiorno e dello 0,9% nel Centro-Nord.


Dal 2027, tuttavia, si prevede un'inversione di tendenza: il PIL nazionale rallenterà allo 0,5%, con il Sud che dimezza la crescita (+0,4%) e il Centro-Nord che la supera (+0,5%). Il quadro si ripete sostanzialmente nel 2028, con una ripresa della domanda mondiale che favorisce il Centro-Nord (+0,9%) rispetto al Sud (+0,5%).


IL PICCO DI INVESTIMENTI PNRR NEO 2026


Il 2026 rappresenta l'anno del picco degli investimenti del PNRR. Nel Mezzogiorno raggiungeranno i 9,3 miliardi di euro, tre in più rispetto al 2025, di cui circa la metà destinati alle opere pubbliche. Nel Centro-Nord l'incremento rispetto all'anno precedente sarà di circa due miliardi.


Questa accelerazione della spesa è dovuta al fatto che il 2026 costituisce il limite temporale per la gran parte delle tipologie di spesa previste dal PNRR.


SETTORE COSTRUZIONI


L'effetto trainante degli investimenti pubblici si riflette soprattutto nel settore delle costruzioni. Nel Sud la crescita raggiungerà il +6,2%, il doppio rispetto al 2025, mentre nel Centro-Nord si attesterà al +4,6%.

SUPERBONUS E PNRR A CONFRONTO


L'analisi SVIMEZ evidenzia una differenza fondamentale tra gli effetti del Superbonus e quelli del PNRR. Il Superbonus ha generato un classico effetto keynesiano di breve periodo: i contributi agli investimenti residenziali hanno sostenuto temporaneamente l'attività economica, ma con il progressivo venir meno della policy, la spinta aggiuntiva al PIL si esaurisce.


Il PNRR, invece, produce una *legacy* positiva e duratura. Poiché la spesa agisce nel tempo su livelli e composizione dello stock di capitale, determina un miglioramento strutturale nelle condizioni d'offerta. Nel periodo di previsione, il livello del PIL con il PNRR risulta sistematicamente superiore a quello senza (baseline), con un differenziale positivo che trova origine in un innalzamento dei livelli di produttività oraria.


“LEGACY BUONA”


Questo impatto strutturale - definito dall'SVIMEZ come "legacy buona" - dipende da due fattori.

Anzitutto, l’incremento di infrastrutture economiche e sociali realizzate con le risorse del PNRR, più accentuato nelle aree del Mezzogiorno


In secondo luogo, le innovazioni amministrative che hanno portato a una riduzione e a un riallineamento territoriale dei tempi di realizzazione delle opere pubbliche.


GLI INVESTIMENTI PUBBLICI NEL CONTESTO STORICO


Il quadro di finanza pubblica per il triennio 2026-2028 è improntato alla prudenza, con l'obiettivo di riportare il deficit entro il 3% dal 2026. L'eccezione è rappresentata dagli investimenti, che si mantengono su livelli storicamente elevati: nel periodo pre-Covid, gli investimenti pubblici erano circa la metà di quelli previsti ora.


Questa inversione di tendenza è fondamentale per il rilancio delle condizioni d'offerta, soprattutto nel Mezzogiorno, dove anni di disinvestimento hanno inciso negativamente sulla dotazione infrastrutturale e sulla produttività.


REDDITI E CONSUMI


Nonostante il reddito disponibile delle famiglie continui a crescere più dell'inflazione nel 2027 e nel 2028, il potere d'acquisto resta frenato dalla debolezza delle retribuzioni unitarie e dalla lentezza del processo disinflattivo, più marcato nel Sud.


La variazione della spesa delle famiglie meridionali oltrepassa di poco il mezzo punto percentuale, staccandosi dal profilo temporale più sostenuto dei consumi del Centro-Nord.


EXPORT


Le tensioni internazionali continuano a generare incertezza, influenzando la dinamica delle esportazioni. Nel 2026, la crescita delle vendite all'estero rallenterà a +1,6% nel Centro-Nord e a +0,7% nel Sud.


CONCLUSIONI


Le previsioni SVIMEZ evidenziano che la crescita del Mezzogiorno rimane ancora fortemente dipendente dalle politiche pubbliche e dagli investimenti straordinari del PNRR. La legacy positiva degli investimenti PNRR potrebbe tradursi in un miglioramento strutturale delle condizioni d'offerta, soprattutto se saranno mantenute le innovazioni amministrative e la capacità di spesa acquisite negli ultimi anni. Il sostegno del PNRR non è sufficiente a s


ostenere la crescita del Paese oltre i decimali dei primi vent’anni del millennio, ma pone il percorso dello sviluppo futuro su un livello più elevato. L'elemento più significativo è che questo miglioramento dovrebbe avvenire sia al Centro-Nord che al Sud, evitando un nuovo ampliamento del divario territoriale.


Disclaimer: il seguente articolo ha puro scopo informativo e non ha nessun valore di consulenza.