Peste Suina Africana: tra cinta toscana e crisi globale

Emergenza sanitaria, suinicoltura e mercati



La peste suina africana (PSA) sta colpendo duramente la Toscana, mettendo a rischio una delle eccellenze agroalimentari italiane: la Cinta Senese DOP. Un vertice operativo del 31 luglio ha confermato l'obiettivo di fare "diga" contro l'avanzata del virus. È già convocato un incontro con il governo per il 5 agosto per discutere la strategia di contrasto.


Il primo focolaio in un allevamento era stato accertato il 26 giugno 2026 a Comano (Massa-Carrara), seguito da casi a San Marcello Piteglio (Pistoia). A luglio 2026, la regione ha registrato 115 nuovi casi nei cinghiali e numerosi focolai in suini domestici. La Cinta Senese, allevata allo stato brado o semibrado, è estremamente vulnerabile al contatto con i cinghiali, principali vettori del virus. In poche settimane è stato abbattuto circa il 10% dei capi (300 animali su 3.200, di cui solo 200 nel pistoiese), portando il Consorzio di Tutela a parlare di un "pericolo reale" di perdita irreversibile del patrimonio genetico.


La Regione Toscana ha nominato commissario straordinario il veterinario Giorgio Briganti e ha istituito una cabina di regia. Per salvare la filiera, il Ministero dell'Agricoltura ha autorizzato deroghe temporanee al disciplinare della DOP per 12 mesi, consentendo macellazioni e custodie fuori dalle zone tradizionali per adeguarsi alle norme di bio-sicurezza. Il Consiglio Regionale ha approvato all'unanimità un ordine del giorno per tutelare il Consorzio, chiedendo rimborsi tempestivi e lo sblocco dei fondi per la bio-sicurezza. A livello locale, i comuni di Prato, Montemurlo, Vaiano, Vernio e Cantagallo sono stati classificati come zona di restrizione R1 dal 21 luglio, con stop alla caccia al cinghiale.


PANORAMA EUROPEO


In Europa, tra gennaio e giugno 2026, sono stati registrati 5.905 focolai di PSA, con un calo del 15,6% rispetto al 2025. La malattia colpisce prevalentemente i cinghiali: 5.589 casi in 15 paesi. I più colpiti sono Polonia (1.425), Lituania (832), Italia (823), Germania (621) e Ungheria (491). L'Italia ha visto i suoi casi quasi raddoppiare (+91%), mentre Germania e Polonia hanno registrato cali significativi. Negli allevamenti, 316 focolai in 11 paesi, con Serbia (152 nuovi casi), Croazia (26) e Romania (110) in testa.


La Finlandia ha confermato il suo primo caso il 30 luglio 2026 in cinghiali selvatici a Virolahti, vicino al confine russo. L'Ungheria ha segnalato il primo focolaio in un allevamento domestico, mentre la Germania ha perso lo status di indenne in Sassonia il 1° aprile dopo un nuovo caso in un cinghiale. Taiwan ha già rimosso la Finlandia dalla lista dei paesi indenni, bloccando le importazioni.


LO SCENARIO GLOBALE


Fuori dall'Europa, la situazione è altrettanto dinamica.

In Africa, il virus è endemico in gran parte dell'Africa subsahariana, rappresentando una fonte costante di rischio. Identificato per la prima volta in Kenya nel 1921, è arrivato in Europa in due ondate. La prima (Genotipo I) negli anni '50 attraverso scarti alimentari contaminati, la seconda (Genotipo II) nel 2007 in Georgia, poi diffusasi in Russia, Ucraina, Bielorussi. In Africa, il ciclo naturale coinvolge suidi selvatici (facoceri, potamocheri) e zecche molli del genere Ornithodoros.


In Cina, nuovi focolai sono stati confermati a luglio vicino a Pechino (85 suini positivi su quasi 10.000 campioni analizzati), in Guangdong (90 casi, di cui 11 mortali) e in Hubei il 1 agosto (32 suini). Nelle Filippine, a Cebu sono risultati positivi 9 suini in un allevamento familiare. In Vietnam, la provincia di Dong Nai ha abbattuto quasi 2.000 suini a giugno, con 40 focolai e oltre 13.500 animali abbattuti dall'inizio dell'anno. Il Canada, pur senza casi confermati, ha attivato dal 1° agosto un accordo di "regionalizzazione" per le esportazioni.


IMPATTO SUGLI OPERATORI DI SETTORE


Il settore suinicolo italiano è in forte contrazione. Secondo Confagricoltura (luglio 2026), oggi ci sono circa 25.000 allevamenti suinicoli, 5.200 in meno rispetto al 2021, con un calo del 17%. Le esportazioni extra-UE sono in gran parte bloccate: Assica stima un danno di 20 milioni di euro al mese in mancate esportazioni, confermato dal direttore Davide Calderone. Nelle zone di restrizione, come in provincia di Cuneo, si segnalano speculazioni al ribasso, con segnalazioni di singoli coltivatori di cali di ben €0,20.


Tra le aziende estere quotate più in difficoltà, il colosso finlandese Atria e HKFoods subiscono l'impatto del primo caso PSA. Al 31 luglio Inderes stima un calo del risultato ante oneri finanziari tra il 3% e il 5%, con esportazioni verso Cina e Giappone a rischio di sospensione fino a tre anni. Intanto, Taiwan ha già bloccato le importazioni.

Danish Crown ha registrato un calo dei ricavi del 51% nel primo semestre 2025/26, passando da 1.325 a 631 milioni di corone danesi, con un fatturato in calo del 3,2%. L'azienda ha annunciato il taglio di 800 posti di lavoro a giugno. La hongkonghese WH Group, invece, ha registrato un calo del 34,4% sul segmento pork fresco.


ANTICICLICHE E FUTURES


Tra i momentanei beneficiari, i giganti statunitensi e latinoamericani della carne e i Big Pharma con specializzazione sui vaccini veterinari. L’americana Tyson Foods ha visto il segmento pork crescere del +4,4% nel secondo trimestre del 2026, citando però nei suoi documenti ufficiali la PSA come fattore di rischio per il prossimo futuro. L’azienda farmaceutica vietnamita AVAC ha fornito oltre 4 milioni di dosi di vaccino in Vietnam. Intanto, il progetto VAX4ASF della spagnola HIPRA prosegue a grandi falcate la ricerca preclinica, senza trial clinici annunciati prima della fine del 2026.


Quanto ai futures sulle commodities alimentari, il contratto agosto 2026 del maiale magro (CME) ha chiuso a 85,575 cents/lb il 29 luglio, con un ribasso settimanale di 4,000 cents/lb (-3,89%), dopo aver toccato un massimo su dieci settimane di 103,350 cents/lb il 28 luglio. Quanto alle altre commodities collegate all’alimentazione dei suini, il mais CBOT ha oscillato tra 425,75 e 492,00 cents/bushel a luglio, mentre l'Euronext mais novembre 2026 era a soli €251/tonnellata. La soia al 29 luglio 2026 era quotata al CFD a circa 1170 cents/bushel, con un rialzo settimanale di +3,95% e di ben +21,73% su luglio 2025.



La PSA sta ridisegnando gli equilibri economici globali del settore suinicolo, con effetti devastanti per alcune filiere e opportunità per altre, in un contesto di estrema volatilità dei mercati delle materie prime collegate.



Disclaimer: il seguente articolo ha solo scopo informativo e non ha nessun valore di consulenza.


Gennaro Romano