Si è dovuto attendere un mese affinché il Ministero del Commercio cinese rilasciasse il 30 luglio dichiarazioni organiche sugli esiti del lancio del China-EU Trade and Investment Consultation Mechanism a Bruxelles il 29 giugno.
Si tratta di uno strumento che va oltre il semplice consesso: una piattaforma di lavoro e concertazione strategica tra le due macro aree, con al vertice paritetici il ministro del commercio cinese Wang Wentao e il Commissario Europeo al Commercio Maroš Šefčovič (slovacco, di appartenenza socialista).
Quattro workstream costantemente operativi (Trade and Investment Balancing, Export Controls, Intellectual Property Rights, WTO Reform) hanno avviato nel solo lancio nella capitale belga ben oltre 20 consultazioni.
Il secondo round di negoziati ci sarà a ottobre, stavolta a Pechino. Tuttavia, difficile prevedere un incontro facile e del tutto disteso.
TENSIONE ALLE STELLE
Il motivo di questo lungo tempo di reazione da parte cinese si spiega con il fastidio per l'ultimatum di Šefčovič per ottenere risultati entro ottobre.
Questa tensione da entrambe le parti si spiega con il fatto che, qualora andasse a buon fine, questa sarebbe la prima dichiarazione congiunta euro-cinese sul commercio dal 2019.
Mentre la Cina annuncia a fine luglio la nuova strategia per l'export delle "nuove-nuove tre categorie" (robotica, AI, farmaceutica), in realtà aumenta la pressione sulla UE soprattutto nelle "tre nuove categorie" (solare, batterie al litio, auto elettriche) e nelle "tre vecchie categorie", in primo luogo gli elettrodomestici (condizionatori e pompe di calore).
A ciò si aggiunge la limitazione cinese dal 27 luglio per l'acquisto di terre rare specifiche altri materiali per 14 aziende europee, principalmente del settore difesa, in risposta alle nuove sanzioni contro la Russia.
I DATI AL CENTRO DELLE PREOCCUPAZIONI EUROPEE
Nello "Economic Bulletin n.4/2026" la BCE ha rilevato che il deficit dell'Eurozona verso la Cina è passato dallo 0,7% del PIL nel 2014 all'1% nel 2025, raggiungendo così la cifra di 359,9 miliardi di euro.
La Commissione Europea ha aggiornato tale dato, cresciuto nel primo trimestre 2026 di 98 miliardi di euro circa. Nello stesso periodo l'export cinese verso l'Eurozona è cresciuto del +2%, mentre il traffico in direzione inversa è calato al -7,5%.
Si tratta del dato più squilibrato di sempre insieme a quello del terzo trimestre 2022. Inoltre, è la prima volta che tutti e 27 gli stati dell'Unione sono in deficit commerciale con la Cina.
Il vettore di questa crescita dell'export cinese verso l'Europa contraddice tutto il frame narrativo euro-americano che spesso accompagna gli exploit di questo tipo: nel suo "Occasional Paper n.1025" Banca d'Italia osserva che non sono i sussidi governativi e l'upgrade tecnologico a spingere l'export tecnologico e elettrodomestico cinese, ma è soprattutto l'indebolita domanda interna di questi prodotti dall'offerta molto sostenuta.
Banca d'Italia sottolinea nel suo report anche come l'Europa abbia beneficiato nel brevissimo termine delle importazioni cinesi a basso prezzo nel contenimento dell'inflazione al consumo.
I VOLUMI CINESI
Secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi il 28 luglio, i treni merci Cina-Europa hanno effettuato oltre 130.000 viaggi, trasportando merci per un valore complessivo superiore a 520 miliardi di dollari. Fino a giugno 2026, il tasso di riempimento dei container si è mantenuto al 100% per 46 mesi consecutivi. I tempi di percorrenza si sono inoltre ridotti sensibilmente: il viaggio da Xi’an a Duisburg può essere completato in appena 11 giorni.
Il servizio, uno dei principali progetti della Belt and Road Initiative, ha sviluppato una vasta rete logistica attraverso l’Eurasia. Nel decennio successivo all’introduzione del marchio China Railway Express, i viaggi annuali sono cresciuti dai 1.702 del 2016 ai 20.022 del 2025, con una crescita media annua superiore al 30% e un peso via via sempre maggiore dell'e-commerce.
LE REAZIONI EUROPEE
Molti analisti, tra cui Benjamin Fox di EUObserver, sottolineano come in questa estate si sia largamente perso il momento opportuno per portare davvero avanti la linea dura annunciata dal commissario Šefčovič e dal suo collega a Economia e Produttività Valdis Dombrovskis (lettone, di famiglia politica popolare).
Infatti, i governi di molti paesi (a cominciare dalla Germania) hanno frenato le azioni più aggressive per non mettere a repentaglio le relazioni bilaterali con il Dragone.
Rimane vero che Italia, Spagna, Francia, Lituania e Paesi Bassi (perlopiù nazioni con forte vocazione tecnologica e/o energetica) avevano firmato in primavera un documento congiunto e strappato alla Commissione l'impegno a presentare entro settembre nuovi strumenti di sicurezza economica.
LIMITI OPERATIVI
Ciononostante, si tratterebbe di strumenti che richiederebbero tempi lunghissimi per essere approvati e divenire operativi: a ottobre Šefčovič potrebbe usarli in trattativa solo come leve per il futuro, non come strumenti immediatamente impiegabili.
A questo proposito, il Mercator Institute for China Studies sottolinea come l'unico strumento subito impugnabile dal commissario slovacco sia l'Anti-Coercion Instrument. Questo strumento fu progettato non per controllare le esportazioni verso il continente, ma solo per restringere l'accesso agli importatori e alle aziende extracomunitarie: un'asimmetria strutturale e legislativa che Pechino ha sfruttato tutto questo tempo a proprio vantaggio.
CONCLUSIONI
Il China-EU Trade and Investment Consultation Mechanism è uno strumento di enormi capacità e di grande potenziale. Tuttavia, è ancora molto fragile e dipendente dalla buona volontà politica delle due parti europea e cinese.
Nonostante le tensioni palpabili, cinesi ed europei saranno in grado di raggiungere un'intesa fruttuosa per entrambi? Se sì, tale strumento potrà continuare a esistere e operare in modo stabile e continuativo?
Gennaro Romano
Disclaimer: il seguente articolo ha puro scopo informativo e non ha nessun valore di consulenza.