Allarme OCSE: stipendi italiani reali in calo dal 1990



Gli stipendi italiani continuano a calare rispetto al resto dei Paesi avanzati. Secondo l'OCSE, nonostante il miglioramento dell'occupazione e la crescita del PIL, il principale nodo dell'economia italiana resta la debole dinamica salariale, aggravata da una produttività stagnante e da profonde disparità nel mercato del lavoro.


A confermare il quadro sono anche i dati dell'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB): tra il 1990 e il 2024 le retribuzioni reali lorde dei lavoratori dipendenti italiani sono diminuite dell'1,6%, mentre nella media dei Paesi OCSE sono aumentate del 35%. Nello stesso periodo Francia e Germania hanno registrato una crescita di circa il 33%, mentre negli Stati Uniti l'incremento ha superato il 50%.


Il quadro peggiora considerando il crescente ricorso al part-time e la discontinuità lavorativa: in questo caso le retribuzioni reali calano del 6,6%. Per il 10% dei lavoratori con i redditi più bassi la perdita raggiunge il 40,8%, mentre il 10% più ricco registra un aumento del 3,3%.


Anche i dati ISTAT confermano che il recupero resta fragile. A giugno 2026 le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate del 2,4% su base annua, ma a un ritmo inferiore rispetto all'aumento del costo della vita, determinando una nuova perdita di potere d'acquisto. Secondo l'OCSE, senza un aumento della produttività e salari più elevati, la crescita dell'occupazione non sarà sufficiente a migliorare il reddito delle famiglie italiane.


Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e giornalistiche. I dati citati si basano su pubblicazioni e metodologie OCSE di pubblico dominio. Il presente articolo non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o legale, né raccomandazione di specifici prodotti o servizi. Si invita il lettore a verificare i dati con le più recenti pubblicazioni ufficiali dell'OCSE prima di assumere decisioni basate su tali informazioni.