Brent oltre i 90 dollari dopo l'intensificarsi del conflitto
I prezzi del petrolio hanno registrato un forte rialzo nella giornata di lunedì 20 luglio, con il Brent che ha superato la soglia dei 90 dollari al barile per la prima volta da oltre un mese. L'impennata è stata alimentata dal rapido deterioramento della situazione militare tra Stati Uniti e Iran, che continua ad avere pesanti ripercussioni sulla sicurezza delle rotte energetiche del Golfo Persico.
Il Brent ha guadagnato circa il 3,1%, raggiungendo 90,87 dollari al barile, mentre il greggio statunitense WTI è salito del 2,85%, attestandosi a 84,84 dollari. Entrambi i benchmark avevano già registrato la settimana precedente i maggiori rialzi settimanali rispettivamente da aprile e marzo, segnale di una crescente tensione sui mercati energetici internazionali.
Nona notte consecutiva di attacchi americani contro l'Iran
L'aumento delle quotazioni è stato provocato dall'ulteriore escalation militare verificatasi nel fine settimana. Gli Stati Uniti hanno condotto la nona notte consecutiva di bombardamenti contro obiettivi iraniani, mentre Teheran ha continuato a colpire interessi statunitensi e dei loro alleati nella regione.
Anche Kuwait e Bahrein, partner strategici di Washington nel Golfo, hanno segnalato nuovi attacchi attribuiti all'Iran, confermando come il conflitto stia assumendo una dimensione regionale sempre più ampia.
Gli analisti osservano che l'assenza di segnali di de-escalation sta alimentando il timore di un conflitto prolungato, capace di compromettere in maniera significativa le forniture energetiche mondiali.
Lo Stretto di Hormuz resta il punto più critico
Al centro delle preoccupazioni rimane lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita normalmente circa un quinto del commercio mondiale di petrolio.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato che due petroliere sarebbero esplose e rimaste immobilizzate mentre cercavano di attraversare una rotta meridionale definita da Teheran "non sicura". Secondo la versione iraniana, le navi sarebbero state incoraggiate dalla Marina statunitense a utilizzare quel percorso.
L'episodio non è stato confermato in modo indipendente da Reuters, ma contribuisce ad aumentare l'incertezza che grava sulla navigazione commerciale nella regione.
Negli ultimi giorni entrambe le parti hanno intensificato la pressione sul traffico marittimo: Washington sostiene di applicare un blocco navale nei confronti dei porti iraniani, mentre Teheran afferma di colpire le imbarcazioni che, a suo giudizio, violano le proprie regole di navigazione nello stretto.
Cala il traffico navale nel Golfo Persico
I dati sul traffico marittimo mostrano già i primi effetti concreti della crisi.
Secondo le rilevazioni di LSEG, soltanto quattro navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nella giornata di domenica, contro le otto registrate il giorno precedente. Parallelamente, almeno tre petroliere destinate ai prodotti raffinati e una grande petroliera per greggio hanno fatto ingresso nello stretto per effettuare operazioni di carico.
Nelle prime ore di lunedì, inoltre, il centro britannico United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) ha segnalato un'imbarcazione in fiamme a nord-ovest di Kumzar, in Oman, ulteriore indicazione del deterioramento della sicurezza marittima nella regione.
Gli analisti temono nuovi shock per il mercato energetico
Le principali banche d'investimento ritengono che il mercato potrebbe non aver ancora incorporato pienamente i rischi derivanti dal conflitto.
Gli analisti di ING osservano che il superamento della soglia dei 90 dollari riflette l'assenza di qualsiasi rallentamento dell'escalation tra Stati Uniti e Iran e avvertono che, senza un'inversione di tendenza, il Golfo potrebbe tornare a essere teatro di attacchi su vasta scala.
Anche Barclays sottolinea che le prossime settimane saranno decisive per capire quale livello di esportazioni petrolifere potrà essere mantenuto sotto il doppio blocco navale imposto dalle due parti. Secondo l'istituto britannico, gli operatori finanziari starebbero ancora sottovalutando il rischio di una riduzione significativa delle scorte mondiali, oggi molto più limitate rispetto all'inizio della guerra.
Le conseguenze sull'economia globale
Un eventuale blocco prolungato delle esportazioni attraverso Hormuz avrebbe conseguenze ben oltre il Medio Oriente.
Prezzi energetici più elevati potrebbero alimentare una nuova ondata inflazionistica, rallentare la crescita economica mondiale e costringere le principali banche centrali a mantenere politiche monetarie restrittive più a lungo del previsto.
Per il momento i mercati continuano a monitorare l'evoluzione del confronto militare tra Washington e Teheran, consapevoli che ogni nuova escalation potrebbe tradursi rapidamente in ulteriori aumenti del prezzo del petrolio e in nuove tensioni sui mercati finanziari internazionali.