I prezzi delle importazioni negli Stati Uniti sono aumentati a sorpresa nel mese di giugno, segnalando nuove pressioni sui costi nonostante il calo dei prezzi dell'energia.
Secondo i dati diffusi dal Bureau of Labor Statistics , i prezzi dei beni importati sono saliti dello 0,3% rispetto a maggio, mentre su base annua l'incremento ha raggiunto il 7,1%, il più elevato dall'agosto 2022.
Il dato ha sorpreso gli analisti. Il consenso raccolto da Dow Jones prevedeva infatti una flessione dello 0,8%, sulla scia del calo delle quotazioni del petrolio che nel corso del mese aveva contribuito ad attenuare sia l'inflazione al consumo sia quella alla produzione.
A incidere sul risultato è stato soprattutto l'aumento dei prezzi dei beni non energetici, che ha più che compensato la diminuzione dei costi legati all'energia.
Particolarmente significativo anche il dato relativo alla Cina: i prezzi delle importazioni provenienti dal Paese asiatico sono aumentati dello 0,9% su base mensile, registrando il maggiore rialzo dal gennaio 2008. Un andamento che potrebbe riflettere l'impatto delle politiche commerciali e dei dazi sulle merci cinesi.
Il dato conferma che, nonostante il raffreddamento dei prezzi energetici, persistono pressioni inflazionistiche in altri comparti dell'economia, un elemento che la Federal Reserve continuerà a monitorare nelle prossime decisioni di politica monetaria.