Il mercato immobiliare statunitense continua a mettere alla prova i potenziali acquirenti. Secondo il nuovo indice di accessibilità abitativa della National Association of Realtors , a giugno il reddito annuo necessario per ottenere un mutuo su una casa unifamiliare dal prezzo mediano di 446.400 dollari è salito a 109.152 dollari.
Il calcolo della NAR considera un mutuo trentennale a tasso fisso con un interesse medio del 6,57% e un anticipo iniziale pari al 20% del valore dell’immobile. Nonostante il miglioramento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, l’accessibilità abitativa negli Stati Uniti è peggiorata per il quinto mese consecutivo, continuando una discesa iniziata a gennaio.
A inizio anno, infatti, il prezzo mediano di una casa unifamiliare era pari a 398.200 dollari, con un tasso medio sui mutui del 6,19% e un reddito necessario per qualificarsi al finanziamento di 93.552 dollari. In pochi mesi, quindi, il costo richiesto ai compratori è aumentato sensibilmente.
Il problema principale resta il livello elevato dei prezzi immobiliari. Il prezzo mediano delle abitazioni esistenti, considerando tutte le tipologie di immobili, ha raggiunto a giugno il massimo storico di 440.600 dollari. Sebbene la crescita dei prezzi abbia rallentato rispetto agli anni precedenti, acquistare una casa negli Stati Uniti continua a essere difficile per molte famiglie.
“L’accessibilità è comunque leggermente migliorata rispetto a un anno fa, perché la crescita dei redditi ha superato l’aumento dei prezzi delle abitazioni e i tassi ipotecari sono risultati moderatamente più bassi”, ha spiegato Lawrence Yun, capo economista della NAR.
Nel giugno 2025, infatti, il tasso medio sui mutui trentennali era più elevato, pari al 6,9%, e il reddito necessario per ottenere un finanziamento raggiungeva 110.928 dollari.
A pesare sull’andamento dei tassi è stato anche il quadro macroeconomico e geopolitico. Dopo essere scesi sotto la soglia del 6% alla fine di febbraio, i tassi sui mutui sono tornati a salire con l’esplosione delle tensioni internazionali e i timori legati a un possibile ritorno dell’inflazione, spinti anche dalla guerra in Iran.
Il risultato è un mercato immobiliare ancora bloccato: da un lato i proprietari esitano a vendere per non perdere i vantaggi dei vecchi mutui a basso costo, dall’altro molti potenziali acquirenti vengono esclusi dai prezzi elevati e dal costo del credito.