La stagione delle trimestrali di Wall Street si apre con risultati superiori alle aspettative per due delle principali banche statunitensi. JPMorgan Chase e Wells Fargo hanno pubblicato conti del secondo trimestre migliori delle previsioni degli analisti, offrendo un primo segnale di solidità del settore finanziario nonostante il contesto di tassi elevati e incertezza macroeconomica.
JPMorgan Chase ha registrato un utile per azione di 7,70 dollari, ben al di sopra dei 5,85 dollari attesi dal consenso raccolto da LSEG. Anche i ricavi hanno superato nettamente le stime, attestandosi a 58,02 miliardi di dollari contro i 50,19 miliardi previsti.
L'utile netto è balzato del 41% a 21,2 miliardi di dollari rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tuttavia, la banca ha precisato che il risultato è stato sostenuto da componenti straordinarie, tra cui circa 5,6 miliardi di dollari di plusvalenze legate a Visa e ad altre operazioni. Escludendo tali elementi, la crescita dell'utile si riduce al 13%, confermando comunque una performance operativa solida.
Gli investitori guardavano con particolare attenzione ai ricavi da trading, che hanno beneficiato dell'elevata volatilità dei mercati azionari e obbligazionari nel trimestre. A sostenere il business di investment banking hanno contribuito anche le commissioni generate dalla quotazione di SpaceX, una delle operazioni più rilevanti dell'anno per il settore.
Anche Wells Fargo ha superato le aspettative di Wall Street. La banca ha riportato un utile per azione di 2,00 dollari, contro gli 1,72 dollari previsti dagli analisti, mentre i ricavi hanno raggiunto 22,62 miliardi di dollari, oltre il consenso di 21,84 miliardi.
I risultati rafforzano l'idea che le grandi banche americane continuino a beneficiare di un contesto di tassi d'interesse ancora elevati, che sostiene i margini di interesse, mentre il trading e l'investment banking stanno mostrando segnali di ripresa. Il mercato continuerà ora a monitorare le indicazioni dei vertici degli istituti sull'andamento del credito commerciale e dei consumi, elementi chiave per valutare la tenuta dell'economia statunitense nella seconda parte dell'anno.