Petrolio in forte rialzo: il Brent supera i 79 dollari dopo la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran

Le tensioni militari nel Golfo Persico riaccendono i timori per lo Stretto di Hormuz. Le quotazioni del greggio salgono di oltre il 4% mentre il traffico marittimo resta fortemente ridotto


Il mercato torna a temere una crisi energetica

I mercati energetici hanno aperto la settimana con un forte rialzo dei prezzi del petrolio, alimentato dal nuovo deterioramento della situazione militare tra Stati Uniti e Iran e dall'incertezza sul futuro dello Stretto di Hormuz, il principale corridoio mondiale per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto.

Nelle prime contrattazioni asiatiche il Brent è salito di oltre il 4%, raggiungendo 79,11 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (WTI) statunitense è avanzato fino a 74,36 dollari, segnando anch'esso un incremento superiore al 4%.

L'impennata riflette il crescente timore degli operatori finanziari che il conflitto possa compromettere ulteriormente le forniture energetiche mondiali.


Nuovi attacchi militari tra Washington e Teheran

L'aumento delle quotazioni arriva dopo un nuovo scambio di operazioni militari.

Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), nella giornata di domenica le forze americane hanno condotto una nuova ondata di bombardamenti contro decine di obiettivi in Iran utilizzando munizionamento di precisione.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver colpito basi militari statunitensi presenti in Kuwait e Bahrain, alimentando il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto nell'intera regione del Golfo.

L'escalation arriva in un momento particolarmente delicato, dopo settimane di fragile tregua diplomatica.


Lo Stretto di Hormuz resta al centro della crisi

Il nodo principale continua a essere lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale, prima dello scoppio della guerra alla fine di febbraio, transitava circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto.

Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che il passaggio rimane aperto al traffico commerciale.

L'Iran sostiene invece che il transito sia stato nuovamente limitato dopo che una nave avrebbe violato una rotta autorizzata, venendo colpita dalle forze iraniane.

Questa contrapposizione tra le versioni di Washington e Teheran continua ad alimentare l'incertezza sui mercati internazionali.


Il traffico navale crolla ai minimi

I dati della società di monitoraggio marittimo Kpler mostrano chiaramente quanto la situazione resti critica.

Nella giornata di domenica soltanto sei navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, il livello più basso registrato nelle ultime cinque settimane.

La drastica riduzione del traffico testimonia come molte compagnie di navigazione continuino a considerare l'area estremamente rischiosa, nonostante gli accordi temporanei raggiunti nelle settimane precedenti.


In bilico anche l'accordo tra Stati Uniti e Iran

La nuova escalation mette seriamente in discussione il memorandum firmato il mese scorso da Stati Uniti e Iran.

L'intesa prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz e sessanta giorni di negoziati aggiuntivi per trasformare la tregua in un accordo più stabile.

Gli sviluppi militari del fine settimana rischiano però di compromettere definitivamente quel percorso diplomatico, riportando entrambe le parti verso una fase di confronto diretto.


L'offerta mondiale resta inferiore ai livelli prebellici

Secondo il più recente rapporto dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), la produzione globale di petrolio è aumentata di circa 4,1 milioni di barili al giorno nel mese di giugno grazie alla parziale riapertura dei commerci.

Nonostante questo recupero, l'offerta mondiale resta ancora 9,4 milioni di barili al giorno inferiore rispetto ai livelli precedenti allo scoppio della guerra.

Ciò significa che qualsiasi nuova interruzione delle rotte energetiche potrebbe avere effetti immediati sui prezzi internazionali.


Gli analisti: il mercato spera ancora in una crisi limitata

Secondo gli analisti di ANZ Bank, le speranze di una rapida stabilizzazione del conflitto si sono fortemente ridimensionate dopo gli eventi del fine settimana.

L'analista di IG Markets Tony Sycamore osserva tuttavia che il rialzo dei prezzi, pur significativo, resta relativamente contenuto rispetto agli shock energetici del passato.

Questo suggerirebbe che gli investitori considerano gli ultimi attacchi come un'escalation all'interno di una tregua già fragile, piuttosto che come il definitivo collasso del cessate il fuoco.

Resta però elevata l'incertezza sulle prossime mosse militari e diplomatiche, fattore che potrebbe continuare a mantenere alta la volatilità dei mercati energetici nelle prossime settimane.