I verbali della riunione di giugno della Federal Reserve confermano un orientamento prudente sul fronte della politica monetaria, con i membri della banca centrale che continuano a vedere rischi al rialzo per l'inflazione, nonostante il recente calo dei prezzi del petrolio.
Secondo Adam Phillips, managing director of investments di EP Wealth Advisors, i verbali evidenziano una chiara impostazione restrittiva ("hawkish"), sottolineando come le preoccupazioni per un'accelerazione dell'inflazione restino elevate, mentre i timori legati al rallentamento del mercato del lavoro si sono attenuati.
"La Fed ha ribadito che i rischi di un'inflazione più elevata persistono", osserva Phillips, aggiungendo che, sebbene le quotazioni del greggio siano oggi inferiori rispetto a quelle registrate durante la riunione di metà giugno, il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente dimostra quanto il contesto rimanga fragile e soggetto a improvvisi shock.
L'esperto sottolinea inoltre che le pressioni inflazionistiche non sembrano più essere circoscritte al comparto energetico. Gli aumenti dei costi stanno infatti emergendo anche in altri settori, tra cui quello dell'elettronica, alimentando i timori che l'inflazione possa rivelarsi più persistente del previsto.
L'attenzione dei mercati si sposta ora sulla pubblicazione del prossimo indice dei prezzi al consumo (CPI) statunitense. Secondo Phillips, il deciso calo dei prezzi dell'energia dovrebbe contribuire a contenere l'inflazione complessiva nel mese di giugno, ma la crescita dei prezzi su base annua dovrebbe comunque rimanere intorno al 4%, un livello ancora ben al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve.