Quattro acquisizioni in un colpo solo, seicento milioni di euro sul tavolo e un balzo in Borsa dell'11% in una sola seduta. Il gruppo cantieristico pubblico conferma così l'intenzione di creare una massa critica nel settore della tecnologia subacquea, in perfetta sintonia con un obiettivo che il governo insegue da tempo: rilanciare Fincantieri nella nuova dimensione "underwater". Ma su quale mercato, di preciso, sta scommettendo? Il mondo subacqueo non è un blocco unico. Secondo il "Global Subsea System Market Research Report 2025", la sua fetta storica e più grande è quella dei sistemi per l'oil & gas offshore, che vale circa 14 miliardi di dollari ma cresce lentamente, intorno al 5% l'anno: un settore maturo. Fincantieri ha scelto andare "più in profondità". Ha puntato sui segmenti più promettenti e ad alta crescita: i droni marini autonomi, un mercato da circa 2,6 miliardi di dollari, atteso raddoppiare entro il 2030 con una crescita vicina al 14% annuo (fonte: "Unmanned sea systems"), le comunicazioni sottomarine e la navigazione subacquea di precisione, circa 3,5 miliardi, in crescita dell'8,5% (fonte: "Future Market Insights, 2025"). Comparti oggi più piccoli di quello petrolifero, ma che corrono al doppio o al triplo della velocità, e con un valore aggiunto strategico decisivo: sono tecnologie dual-use, utili tanto al mercato civile quanto alla difesa e alla protezione delle infrastrutture critiche.
Dietro questi numeri c'è una ragione strategica precisa. Sui fondali marini corrono migliaia di chilometri di oleodotti, gasdotti e cavi che trasportano energia e dati: sotto la superficie viaggia il 99% del traffico internet globale. Proteggere queste infrastrutture critiche è diventato un tema di sicurezza nazionale, e non è un caso che la settimana scorsa, al Forum dell'Economia del Mare di Genova, il vertice di Fincantieri Underwater l'abbia messa così: «Diventa impossibile fare sviluppo se le infrastrutture non sono al sicuro». Per riuscirci, ha spiegato, servono tre ingredienti: competenze, tecnologia e imprese.
È una tesi che ha attraversato l'intero Forum. Il tema della sicurezza della navigazione è stato al centro del confronto tra il contrammiraglio Fabrizio Orengo, direttore dell'Istituto Idrografico della Marina Militare, impegnato a tenere aggiornate le carte nautiche, e l'ammiraglio ispettore Antonio Ranieri, direttore marittimo della Liguria e comandante del porto di Genova. A dare la cornice politica è stato Nello Musumeci, ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare: «Il mare è tornato protagonista delle nostre agende», ha ricordato, citando il lavoro del governo attraverso il Piano del Mare, la prima guida strategica complessiva varata dal Comitato interministeriale per le Politiche del Mare, che inserisce esplicitamente la dimensione subacquea tra le priorità nazionali.
Proprio all'interno di questa cornice strategica, nel dicembre 2023, era nato il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, l’iniziativa che punta a creare un sistema interdisciplinare per aggregare Marina Militare, università e imprese attorno all'underwater. In questa scia, a febbraio 2026, Fincantieri ha raccolto 500 milioni con un aumento di capitale, mentre lo Stato conservava il controllo, oggi al 64%. Cinque mesi dopo, con quelle risorse, ha comprato l'underwater.
In cosa consiste, allora, il poker di Fincantieri. Le quattro società acquisite coprono, insieme, l'intera catena del valore del mondo sottomarino: Next Geosolutions mappa i fondali, Graal Tech, spin-off dell'Università di Genova, fornisce i droni autonomi che vanno sott'acqua, WSense li fa comunicare in immersione, Defcomm presidia la superficie. Sommandosi agli asset già in casa , il business dei sottomarini, Remazel (2024), WASS (2025) e IDS, le nuove entrate portano il polo underwater di Fincantieri a otto realtà integrate, per 1.500 professionisti e ricavi pro forma attesi a 1,1 miliardi di euro nel 2026.
Una filiera completa: chi mappa il fondale, chi fornisce i droni, chi li fa comunicare, chi presidia la superficie.
Tre mosse riconducibili a un'unica direzione: la cornice strategica dello Stato, il coordinamento del Polo, l'esecuzione industriale del campione nazionale. Lo stesso attore che agisce su due piani, quello istituzionale e quello industriale, costruendo una filiera per gradi, con metodo.
Perché è lì, sotto la superficie, tra cavi, energia, sicurezza e infrastrutture critiche, che si gioca una parte decisiva della sovranità tecnologica del Paese.