Anthropic rafforza i controlli per impedire l'accesso di aziende cinesi a Claude



Continua il confronto tra Stati Uniti e Cina sul fronte dell'intelligenza artificiale. Ancora una volta è Anthropic, la società fondata dai fratelli Dario e Daniela Amodei e sviluppatrice del modello di IA Claude, a rafforzare le proprie difese contro l'utilizzo non autorizzato dei suoi strumenti da parte di aziende cinesi.



Secondo quanto riportato dal Financial Times, la società sta intervenendo per bloccare i meccanismi che avrebbero consentito a diverse imprese cinesi di aggirare le restrizioni imposte sull'accesso ai propri modelli di intelligenza artificiale dalla Cina.


Le pratiche individuate non violerebbero né la normativa statunitense né quella cinese, ma sarebbero in contrasto con i termini di servizio dell'azienda, che vietano alle società cinesi e alle entità estere da esse controllate di utilizzare i modelli Claude.


Tra i casi citati dal quotidiano britannico figurano Ant Financial e ByteDance. Secondo il report, Ant Financial avrebbe fornito ai propri dipendenti account aziendali di Claude collegati alla controllata di Singapore, mentre ByteDance avrebbe rimborsato gli ingegneri per abbonamenti personali al servizio, ai quali questi avrebbero avuto accesso tramite reti private virtuali (VPN).


Il Financial Times riferisce inoltre che alcune aziende avrebbero sfruttato filiali estere e infrastrutture cloud internazionali, tra cui la piattaforma Microsoft Azure, per utilizzare i modelli di Anthropic aggirando le limitazioni geografiche. Per contrastare queste pratiche, Anthropic avrebbe intensificato i controlli sui propri sistemi. L'azienda starebbe monitorando diversi indicatori, come il fuso orario dei dispositivi utilizzati dagli utenti, e prendendo di mira i cosiddetti "transfer station", servizi che inoltrano le richieste verso account Claude registrati all'estero.


L'iniziativa si inserisce nel più ampio contesto della competizione tra Stati Uniti e Cina nel settore dell'intelligenza artificiale, dove il controllo sull'accesso ai modelli più avanzati è diventato uno degli strumenti strategici per limitare il trasferimento di tecnologie considerate sensibili.