Volkswagen si prepara ad affrontare una delle più profonde riorganizzazioni della sua storia. Secondo quanto riportato dalla rivista tedesca Manager Magazin, il gruppo starebbe valutando un piano che prevede il taglio di circa 100mila posti di lavoro e la chiusura di quattro impianti produttivi. Il progetto, elaborato dall'amministratore delegato Oliver Blume, dovrebbe essere sottoposto al Consiglio di sorveglianza nel corso del mese di luglio.
Alla base della revisione strategica c'è soprattutto il drastico ridimensionamento della presenza del costruttore tedesco in Cina, mercato che per anni ha rappresentato il principale motore di crescita dell'industria automobilistica tedesca. Le case della Germania realizzavano infatti nel Paese circa il 40% delle proprie vendite globali, ma negli ultimi anni la loro quota di mercato è scesa dal 26% a circa il 16%, con un impatto significativo su ricavi e redditività.
La trasformazione del mercato cinese ha accelerato il declino dei costruttori occidentali. Oggi circa un'auto su due venduta nel Paese è elettrica e i marchi locali hanno rapidamente conquistato terreno. Se dieci anni fa i produttori stranieri controllavano circa il 60% del mercato, oggi la loro penetrazione è scesa sotto il 30% e continua a diminuire.
Le case tedesche avevano investito ingenti risorse nella Repubblica Popolare, beneficiando per anni di una domanda sostenuta. Tuttavia, dopo il 2020, la combinazione tra pandemia, rapida elettrificazione e crescente competitività dei marchi cinesi ha cambiato radicalmente lo scenario. Il posizionamento premium dei marchi tedeschi ha perso appeal presso i consumatori locali, mentre il valore associato al "Made in Germany" non rappresenta più un vantaggio competitivo sufficiente.
Ad alimentare le preoccupazioni contribuisce anche un sondaggio anonimo pubblicato da Manager Magazin. Secondo la rivista, sei membri del management avrebbero definito "a rischio" il futuro del gruppo Volkswagen, mentre altri tre parlano di una situazione "tesa". Sebbene il numero degli intervistati non coincida con la composizione ufficiale del Consiglio di amministrazione, l'indagine evidenzia un crescente clima di allarme all'interno dell'azienda, con le principali criticità individuate nelle strategie adottate in Cina e Nord America, mercato quest'ultimo ancora segnato dalle conseguenze del dieselgate.
