L'esplosione dei data center AI mette sotto pressione prezzi ed economia




L'aumento dei prezzi annunciato da Apple potrebbe essere soltanto l'inizio. Se nei mesi scorsi l'attenzione era concentrata sul rallentamento dell'inflazione negli Stati Uniti, oggi emerge un nuovo fattore che rischia di invertire almeno in parte questa tendenza: la costruzione delle infrastrutture necessarie per sostenere il boom dell'intelligenza artificiale.


Da un lato, i segnali sull'inflazione sono incoraggianti. I prezzi dei carburanti stanno diminuendo, l'inflazione core ha rallentato il ritmo di crescita, le auto usate costano meno rispetto a un anno fa e anche gli aumenti dei prezzi alimentari stanno progressivamente perdendo forza.


Dall'altro, però, la corsa globale all'AI sta generando una domanda senza precedenti di energia, semiconduttori, memorie, sistemi di archiviazione e infrastrutture digitali. Secondo il Wall Street Journal, i cinque principali hyperscaler americani – Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle – investiranno quest'anno circa 741 miliardi di dollari, quasi il 75% in più rispetto al 2024.


Non si tratta soltanto di software o modelli linguistici. Ogni nuovo data center richiede enormi quantità di server, sistemi di raffreddamento, cavi in fibra ottica, generatori di emergenza e soprattutto componenti elettronici avanzati. L'economista della Columbia University Stijn Van Nieuwerburgh stima che il costo complessivo della costruzione dell'infrastruttura AI potrebbe arrivare a 8.000 miliardi di dollari nei prossimi sei anni.


Il risultato è una crescente competizione per risorse condivise con l'elettronica di consumo. Memorie, chip e sistemi di archiviazione vengono sempre più destinati ai server per l'intelligenza artificiale, riducendo la disponibilità per computer, tablet, smartphone e console. È proprio questa dinamica che ha già spinto alcuni produttori, tra cui Apple, ad aumentare i prezzi dei propri dispositivi.


Anche i dati ufficiali iniziano a riflettere il fenomeno. Negli Stati Uniti i prezzi al consumo di software e accessori informatici sono aumentati di circa il 15% rispetto a un anno fa, mentre i prezzi all'ingrosso dei componenti elettronici hanno registrato un balzo del 27%.


Il paradosso è evidente. L'intelligenza artificiale viene considerata una tecnologia destinata a migliorare la produttività e, nel lungo periodo, a ridurre molti costi operativi. Ma nella fase iniziale della sua diffusione sta producendo l'effetto opposto: investimenti colossali che alimentano una forte domanda di materie prime, energia e componenti elettronici, con inevitabili ripercussioni sui prezzi.Se questa tendenza dovesse consolidarsi, il boom dell'AI potrebbe trasformarsi in uno dei nuovi motori dell'inflazione globale, proprio mentre le banche centrali stavano iniziando a intravedere i primi segnali di normalizzazione dei prezzi. In altre parole, la rivoluzione dell'intelligenza artificiale potrebbe avere un costo molto più concreto per consumatori e imprese di quanto si immaginasse fino a pochi mesi fa.