DOP e IGP, a Salerno il primo percorso al mondo per direttori dei consorzi di tutela

Progetto promosso dai GAL, Confagricoltura e UniSa, mentre la PAC 2027-2034 apre una nuova fase per marchi, sostenibilità e investimenti pubblici e privati.


Gennaro Romano, Napoli. La nuova agricoltura europea si giocherà sempre più sulla capacità di trasformare qualità, territorio e identità in valore economico. In questa prospettiva nasce a Salerno il primo percorso accademico al mondo dedicato alla formazione di nuovi direttori dei Consorzi di tutela DOP, IGP e STG: un progetto destinato a creare una figura professionale chiamata a diventare strategica nella gestione delle denominazioni certificate.


L’iniziativa è stata presentata lunedì 22 giugno, nella splendida cornice della sede della Camera di Commercio di Salerno in via Roma. Presente l’assessora all’Agricoltura della Regione Campania Maria Carmela Serluca, che ha espresso il sostegno istituzionale della Regione al percorso, definendolo un’opportunità per rafforzare tutela, promozione e competitività delle eccellenze agroalimentari.


Il corso nasce dalla collaborazione tra GAL Terra è Vita, GAL Parthenope, Confagricoltura Salerno e Università degli Studi di Salerno, con il coinvolgimento di aziende agricole e realtà del settore. A settembre partirà ufficialmente il percorso formativo, che vedrà protagonisti i sedici giovani aspiranti direttori di Consorzio già immatricolati, chiamati a seguire 100 ore tra lezioni, seminari, incontri specialistici e attività direttamente nelle aziende.


A spiegare il senso dell’iniziativa sono stati i rappresentanti dei soggetti promotori. Paolo Conte, presidente del GAL Parthenope e direttore di Confagricoltura Campania, ha evidenziato la necessità di colmare un vuoto professionale: se da una parte cresce il numero delle produzioni certificate e il valore economico della Dop Economy, dall’altra servono dirigenti capaci di costruire strategie di sviluppo per i Consorzi.


Sulla stessa linea Giovanni Giugliano, direttore del GAL Terra è Vita, che ha sottolineato come la crescita dei marchi certificati richieda una nuova generazione di manager in grado di guidare strutture sempre più complesse. La sfida, secondo Giugliano, è passare da una gestione prevalentemente amministrativa a una visione imprenditoriale e internazionale.


Presente anche Tommaso Romano, presidente di AssoIG, l’associazione che riunisce diversi Consorzi di tutela, tra cui quelli del Pomodoro San Marzano, del Fico Bianco del Cilento, del Marrone di Roccadaspide, della Ciliegia di Bracigliano e dell’Olio Evo Terre Aurunche. Romano ha richiamato la necessità di rafforzare il sistema delle denominazioni italiane in un mercato globale dove la competizione con grandi operatori internazionali sarà sempre più intensa. Nel progetto di crescita di AssoIG si inserisce anche una novità di particolare rilievo: dopo il riconoscimento ufficiale da parte dell’EUIPO, è previsto l’ingresso nell’associazione di una prima Indicazione Geografica non alimentare, la Ceramica di Vietri sul Mare, esempio di come il modello delle denominazioni certificate possa estendersi oltre l’agroalimentare e diventare uno strumento di valorizzazione complessiva delle economie territoriali, del patrimonio culturale e delle filiere produttive locali.


La questione della formazione manageriale assume un peso ancora maggiore alla luce della futura Politica agricola comune europea 2027-2034. La nuova PAC segnerà infatti un cambio di paradigma: dal sostegno prevalentemente legato alla superficie agricola si punta verso un modello basato su risultati, sostenibilità, tracciabilità, gestione del rischio e capacità progettuale.


Questo scenario sta già modificando le strategie degli investitori. Fondi di investimento, banche, multinazionali agroalimentari e grandi operatori del settore stanno guardando alle filiere certificate come nuovi asset economici. Il valore non sarà più determinato soltanto dalla produzione, ma dalla capacità di gestire marchi, dati, certificazioni, export e relazioni industriali.


Le Indicazioni Geografiche, secondo gli orientamenti della riforma europea, potrebbero diventare ancora più centrali attraverso strumenti di tutela rafforzata, maggiore tracciabilità e una valorizzazione internazionale più strutturata. Un’evoluzione che rende i Consorzi soggetti economici sempre più complessi: non soltanto organismi di controllo, ma piattaforme capaci di coordinare promozione, innovazione e sviluppo.


Il movimento di capitali attorno al settore è già significativo. La prospettiva di nuovi strumenti europei per sostenibilità, innovazione e filiere organizzate potrebbe mobilitare miliardi di euro tra risorse pubbliche europee, cofinanziamenti nazionali e investimenti privati. Solo considerando la Dop Economy italiana, il comparto delle produzioni certificate supera i 20 miliardi di euro di valore alla produzione e rappresenta un mercato in grado di attrarre nuovi capitali. I grandi investitori stanno guardando con crescente interesse a questo segmento: fondi di private equity, investitori “natural capital” e operatori infrastrutturali stanno valutando operazioni nell’ordine di centinaia di milioni di euro su agricoltura rigenerativa, filiere sostenibili, infrastrutture idriche, agroenergia e digitalizzazione.


Anche il sistema bancario sta preparando nuovi strumenti: linee di credito legate a parametri ESG, finanziamenti per la transizione sostenibile e strumenti di finanza strutturata collegati a filiere certificate. L’obiettivo è trasformare la maggiore prevedibilità dei flussi economici derivanti da marchi, contratti di filiera e sostegni pubblici in una leva per mobilitare ulteriore capitale privato.


Proprio per questo diventa centrale la figura del direttore di Consorzio di tutela. Il manager del futuro dovrà conoscere non solo il prodotto e il territorio, ma anche finanza, diritto europeo, marketing internazionale, strumenti della PAC, rapporti con la grande distribuzione e gestione dei dati.


Il rischio evidenziato dagli operatori è quello di una crescente distanza tra territori capaci di governare il cambiamento e realtà meno strutturate, nelle quali il valore delle denominazioni potrebbe essere intercettato da soggetti esterni più organizzati. La professionalizzazione dei Consorzi diventa quindi uno strumento per mantenere il controllo del valore generato dalle produzioni italiane.


La nuova fase riguarda anche il rapporto tra produzioni certificate e agricoltura periurbana. La futura PAC dovrebbe rafforzare il ruolo delle aree agricole vicine ai centri urbani, delle filiere corte, delle infrastrutture logistiche del fresco e dei progetti di innovazione. Un intreccio che può aprire nuove opportunità per le produzioni italiane di qualità, collegando denominazioni, turismo, servizi ambientali e mercati locali.


Il percorso presentato a Salerno rappresenta quindi un investimento sulla governance del settore primario. Non soltanto un corso di formazione, ma il tentativo di costruire una nuova classe dirigente capace di affrontare una fase in cui agricoltura, identità territoriale, innovazione e finanza saranno sempre più connesse.


La sfida per i nuovi direttori dei Consorzi sarà quella di trasformare la forza dei marchi italiani in un vantaggio competitivo globale, mantenendo il legame con i produttori e con i territori da cui quei marchi nascono.