Filiali ed esuberi: per Intesa-MPS serve l'approccio "soft" dell'antitrust

Il numero delle filiali da cedere e la gestione degli esuberi sono i punti chiave secondo gli analisti


La maggiore criticità della fusione Intesa-MPS non sono i numeri di bilancio o la possibilità di contro-opa sulla banca senese: è l’Antitrust e l'impatto territoriale della super-banca creata dalla fusione.

Antitrust e quota di mercato.

Intesa è già 1° in Italia con una quota di mercato del 22-23%. MPS è 4° con il 5-6% e domina in Toscana dove ha oltre il 30% dei depositi. Una fusione porterebbe Intesa sopra il 28-30% a livello nazionale e oltre il 40% in Toscana/Umbria. Ebbene, secondo gli analisti di UCapital, BCE e AGCM quasi sicuramente potrebbero imporre: la vendita di 300-500 filiali, la cessione di rami d’azienda per 20-30 mld di depositi/impieghi. Il rischio, in questo senso, è la che la vendita di asset a sconto possa bruciare parte delle sinergie che giustificano l’OPA.

Rischio esecuzione politica/territoriale.

MPS = Siena: la banca è legata alla città, alle fondazioni, al MEF che è ancora azionista al 20%. Ogni chiusura filiale a Siena/Arezzo/Grosseto diventa caso politico. Carlo Messina ha detto su BPM: “niente ristrutturazioni”. Qui invece potrebbe essere costretto a tagliare 1.200 filiali MPS + esuberi. Il rischio è stallo negoziale e perdita di valore durante l’integrazione.

NPL e DTA: gestibile ma da tutelare.

MPS ha 3,2 mld lordi di NPL, 1,6 mld netti, copertura 50% e 70% garantito. Numeri puliti vs 10 anni fa quando aveva 45 mld di NPL.

La criticità non è lo stock, ma le DTA per 3,2 miliardi. Intesa deve blindarle con garanzie MEF o deconsolidamento, altrimenti perde patrimonio. È un tema tecnico negoziabile, non un deal-breaker.

Razionale industriale debole*

Intesa ha già 13,5% CET1 e costi/income al 41%. MPS ha costi/income 48% e redditività inferiore. Le sinergie ci sono, ma Intesa ha sempre detto di volere banche “pronte alla ripartenza”. MPS è risanata ma non è ancora un top performer. Paghi premio per concentrazione, non per crescita.

Bottom line degli analisti:

Se il deal si blocca, si blocca su Antitrust + politica, non per questioni finanziarie o di bilancio. I numeri di bilancio MPS non spaventano più. Il vero nodo è: quanto sei disposto a svendere in filiali e quanto peso dai al rischio reputazionale su Siena per comprare quote di mercato che BCE ti farà cedere comunque.

Ma ecco alcuni scenari. Ipotesi base: OPA su 100% MPS a premio 25% vs prezzo 8 giugno 2026, perimetro MPS standalone 3,2 mld NPL lordi.

SCENARIO BASE - “Antitrust soft”:

1. *Filiali da cedere*: 350-400 su ∼1.900 totali post-fusione. BCE/AGCM ti fa cedere dove la quota >40%: Toscana, Umbria, parte Lazio. Valore ∼15-18 mld di depositi + 12-14 mld impieghi.

2. *Prezzo cessione*: 3-4% sui depositi ceduti = perdita one-off 0,5-0,7 mld.

3. *Sinergie lorde*: 800-900 mln/anno a regime 2028. 70% costi: chiusura filiali doppioni + IT. 30% funding: abbassi costo raccolta MPS di 40bps.

4. Costi integrazione: 1,8-2,0 mld spesi 2026-2027.

5. *NPL/DTA: MEF garantisce DTA 3,2 mld e ti dà garanzia 20% su NPL non coperti. No shock patrimoniale.

Impatto EPS:

- 2027: Diluito -8% vs Intesa standalone. Paghi integrazione + perdita cessioni.

- 2028: Accretivo +4-5%. CET1 scende da 13,5% a 12,6% post-deal, risali a 13,2% a fine 2028.

- Ritorno al 13,5% target: 2029.

SCENARIO STRESS - “Antitrust hard + politica”

1. *Filiali da cedere: 550-600. AGCM è dura, ti fa scendere sotto 35% quota in Toscana. Cedi anche rami corporate a Firenze/Siena.

2. Prezzo cessione: 2-2,5% sui depositi perché vendi in fretta a competitor locali = perdita one-off 1,1-1,3 mld.

3. Sinergie lorde: 650-700 mln/anno. Perdi 150-200 mln di sinergie perché cedi filiali che sarebbero state “core”.

4. Esuberi: Pressioni politiche ti costringono a prepensionamenti più costosi. Costo integrazione sale a 2,4-2,6 mld.

5. Timeline: Integrazione IT slitta di 6 mesi per complessità rami ceduti.

Impatto EPS:

- 2027: Diluito -14% vs standalone. Doppia mazzata: costi più alti + sinergie ritardate.

- 2028: Accretivo solo +1-2%. CET1 scende a 12,2% e torna a 13,0% solo a fine 2029.

- Payback dell’OPA: da 6 anni a 8-9 anni. Il deal perde appeal per azionisti.

Variabile chiave che fa la differenza

Non è il NPL da 3,2 mld. È la % di filiali che BCE ti obbliga a cedere.

- Sotto 400 filiali: deal industriale che ha senso

- Sopra 500 filiali: paghi premio per comprare market share che poi rivendi a sconto. Ogni 100 filiali in più da cedere = -1,5% accrezione EPS 2028 e +0,2% di diluizione CET1.

Per concludere, è evidente che il successo della più importante fusione bancaria italiana non dipende dalla reazione del mercato finanziario o dal piano di integrazione o dalla solidità dei due istituti, ma dalla "rigidità" dell'antitrust e dalla capacità e responsabilità della politica di non interferire con il deal.