Gli Stati Uniti hanno proposto l'introduzione di nuovi dazi doganali fino al 12,5% sulle importazioni provenienti da circa 60 economie considerate non sufficientemente impegnate nel contrasto ai prodotti realizzati con lavoro forzato.
La misura rientra nell'ambito della Sezione 301 della normativa commerciale americana e rappresenta un ulteriore passo nella strategia protezionistica promossa dall'amministrazione Trump.
Secondo la proposta, i Paesi che hanno adottato solo divieti parziali contro l'importazione di beni prodotti attraverso il lavoro forzato sarebbero soggetti a una tariffa del 10%.
Per tutte le altre economie che non dispongono di restrizioni adeguate, il dazio salirebbe al 12,5%.
L'iniziativa viene interpretata come un tentativo di ripristinare il sistema di tariffe differenziate per Paese che l'ex presidente Donald Trump aveva introdotto durante il suo mandato e che, in larga parte, era stato successivamente contestato e annullato dai tribunali.
Parallelamente, Washington ha avviato una consultazione pubblica sulla possibile creazione di un nuovo Consiglio Commerciale tra Stati Uniti e Cina. L'organismo avrebbe il compito di favorire il dialogo economico tra le due maggiori economie mondiali e potrebbe aprire la strada a future riduzioni reciproche delle tariffe commerciali.
La proposta evidenzia il crescente interesse degli Stati Uniti nel collegare le politiche commerciali agli standard sui diritti dei lavoratori, utilizzando i dazi come strumento di pressione per incentivare pratiche produttive considerate più etiche e trasparenti.