Michael, il ritorno del Re
Il biopic sul più grande artista pop di tutti i tempi parte dagli anni Sessanta, passando poi per gli anni Settanta, fino ai ruggenti anni Ottanta. Tutto inizia dai Jackson 5 e dal turbolento rapporto che Michael Jackson aveva con il padre: nonostante amasse alla follia i suoi fratelli, il futuro Re del Pop si sentiva ingabbiato, incapace di far esplodere davvero il suo talento e la sua creatività. Sceglie quindi la propria libertà e decide di intraprendere la carriera da solista, accompagnato da persone che si riveleranno essenziali per il suo successo mondiale, tra cui il famoso produttore Quincy Jones.
Il 1982 sarà l’anno spartiacque per la carriera di Michael Jackson. L’anno in cui l’icona si trasforma in mito; il cantante in divinità assoluta; la musica in un rituale voce-corpo collettivo e unificatore. È l’anno di Thriller, la più grande creazione della storia della musica contemporanea: la canzone, l’album, il videoclip, il cinema e la performance si uniscono, si mescolano e si trasformano nel fenomeno culturale che tutti noi conosciamo. Il successo di Michael Jackson si espande anche nei più piccoli capillari della società, rivoluzionando anche la storia del marketing e della comunicazione mediatica.
Tra successi e traumi personali - il già citato rapporto conflittuale con il padre e, poi, il tragico incidente durante lo spot della Pepsi che lo segnò a vita - il film si chiude nel 1988 durante il Bad World Tour, il primo tour mondiale da solista per Michael Jackson, all’apice del suo successo. Una mano con le iconiche dita incerottate copre il volto del Re, che accenna un leggero sorriso affaticato dalla performance. Schermo nero e ... “la sua storia continua”.
Flop per la critica, trionfo senza precedenti per il pubblico
Secondo i dati riportati dalla stampa internazionale, il film ad oggi ha registrato:
- 97 milioni di dollari negli Stati Uniti durante il suo weekend di apertura;
- 120,4 milioni di dollari nei mercati internazionali;
- Oltre 217 milioni di dollari in totale nei primi giorni di programmazione.
Questi dati rappresentano il miglior debutto di sempre per un biopic musicale e uno dei migliori esordi globali del 2026, superando il record di 122 milioni di dollari detenuto da Bohemian Rhapsody (2018) sulla vita di Freddie Mercury e dei Queen. Ma il dato più interessante e curioso è senza dubbio il forte contrasto che si è creato tra il giudizio della critica e quello del pubblico: circa 38% di giudizi critici positivi, contro un esplosivo 97% di gradimento del pubblico. Michael diventa così il biopic musicale più apprezzato di sempre.
Il film è uscito in Italia il 22 aprile 2026 e, nonostante i dati non ancora del tutto certi, ha mostrato anche a livello nazionale un debutto molto solido: oltre 6 milioni di euro in soli 4 giorni. Leggermente inferiore all’esordio di Bohemian Rhapsody, ma comunque tra i migliori debutti musicali recenti nel mercato italiano. Nonostante le critiche, quindi, anche in Italia il pubblico sta rispondendo molto bene.
Con un budget di produzione di circa 155 milioni di dollari, Michael ha già quindi coperto i suoi costi nei suoi primi giorni di programmazione; ma un film, per rivelarsi un successo, deve almeno incassare il doppio del budget. Visti i primi dati, però, non sarà difficile raggiungere il punto di equilibrio (qui stimato tra i 400 e i 500 milioni di dollari). Il film è già uscito in gran parte dei mercati occidentali, ma non è ancora arrivato in alcuni territori chiave, in primis il Giappone: uno dei mercati più forti per Michael Jackson, culturalmente amato e con un ottimo fanbase.
Secondo le stime più aggiornate Michael è già sulla via di un successo commerciale netto e dovrebbe raggiungere senza troppe difficoltà i 600-800 milioni di dollari globali; e per alcuni c’è anche al possibilità concreta di superare i 910 milioni di Bohemian Rhapsody. In questo senso l’ipotesi di una seconda parte del film si fa sempre più vera e la produzione ha già iniziato a parlarne più apertamente: l’idea sarebbe quella di raccontare la fase più controversa e delicata della vita di Jackson, quella delle accuse e delle vicende giudiziarie (di cui non se ne è ancora parlato per motivi legali).
Effetto riscoperta e nostalgia: Michael torna in vetta negli ascolti
Senza troppe sorprese, il film sta generando un fortissimo rebound sulle maggiori piattaforme musicali, in primis Spotify. Chi per nostalgia, chi per riscoperta, chi per continuare a vivere le emozione accese durante visione sul grande schermo, Michael Jackson ha subito un aumento massiccio degli ascolti. Sulla scia dei Queen grazie a Bohemian Rhapsody e del Re del Rock ’n’ Roll con Elvis, sono oggi ritornati nelle classifiche globali brani storici come Billie Jean, Thriller e Beat It.
Il dualismo tra cinema e musica, tra pubblico e ascolti, resta quindi un fenomeno culturale tipico dei biopic musicali; ma con Michael Jackson sembra che il tutto è ancora più amplificato: l’icona globale del Re del Pop, oggi come allora; la forte esposizione mediatica del film; l’aver utilizzato come protagonista un membro della famiglia Jackson (Jaafar, suo nipote, ci regala un’interpretazione sopraffina ed emozionante); il giovane pubblico che scopre/rivive una celebrità, anche attraverso i social (sono virali i video di ballerini più o meno professionisti che, sulle note delle canzoni più famose, si cimentano ad impersonare un performer che ha segnato profondamente la società).
Un film non per la critica, ma per tutti noi
In fondo, il caso Michael racconta qualcosa che va oltre il cinema e oltre persino la figura, già enorme, di Michael Jackson. Racconta una frattura sempre più evidente tra il giudizio della critica e la risposta del pubblico: recensioni severe, che parlano di operazione edulcorata, di racconto incompleto, di mero contentino ai fan. Tutto questo “ridicolo inferno”, come giustamente sottolinea un articolo de il Fatto Quotidiano, non ha però oscurato l’altra faccia della medaglia: sale piene, entusiasmo, e un coinvolgimento emotivo che nessuna stroncatura sembra riuscire a scalfire.
Questa differenza non è solo una questione di gusti, ma di funzione stessa dell’opera. La critica valuta il film per ciò che manca: le zone d’ombra, le contraddizioni, la complessità irrisolta di un uomo. Il pubblico, invece, sembra cercare – e trovare – altro: una riconnessione con il mito, che appartiene a più generazioni. In questo senso, Michael funziona meno come biografia e più come rito collettivo, una celebrazione che riattiva un immaginario condiviso e intoccabile. Non è un caso che, mentre la critica discute, le canzoni di Jackson tornino in cima alle classifiche e nelle playlist globali: è lì che il pubblico riconosce la verità che cerca.
Al di là delle polemiche, delle omissioni e delle semplificazioni, il film rimette al centro un’idea potente e quasi ingenua nella sua purezza: quella di una musica capace di unire. Una musica “per bianchi e per neri”, come viene detto dallo stesso Jackson nel film, ma soprattutto una musica pensata come un linguaggio universale, uno strumento di empatia, un progetto etico. È la stessa visione che attraversa i brani, i videoclip e le performance: l’idea che l’arte potesse essere un veicolo di pace, di cura e di rispetto reciproco. Michael è un film potente, come la sua musica, ed oggi più che mai è un film necessario per un mondo, si spera, migliore.
Andrea Pelucchi
