Michael e Il diavolo veste Prada 2. Un nuovo “Barbenheimer”?


Primavera 2026: il cinema punta a far esplodere le sale

La stagione primaverile cinematografica di questo 2026 ha un sapore familiare - e allo stesso tempo elettrizzante - e il fermento incontenibile del pubblico si fa sentire sempre di più. L’orizzonte di Michael e Il diavolo veste Prada 2 si fa sempre più vicino: due titoli molto diversi per genere, pubblico e immaginario stano per arrivare sul grande schermo. Entrambi, però, condividono lo stesso destino: dominare il box office internazionale.


Da una parte il biopic musicale dedicato ad uno dei più grandi e influenti artisti della storia della musica, Michael Jackson; dall’altra il secondo capitolo del cult di venti anni fa, che ci ha immerso nello snervante e tirannico mondo editoriale e fashion di Runway, guidato ancora una volta da Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci.


Insomma, la carne sul fuoco è davvero tanta e succulenta, e l’attesa sembra infinita. Adesso però fermiamoci un momento su questi due grandi titoli di cui vi ho parlato: non vi fanno venire in mente qualcosa? Non vi si risveglia nella mente un particolare fenomeno culturale che ha stregato l’estate cinematografica del 2023?


Un nuovo “Barbenheimer” più pop e fashion?

Facciamo un salto indietro nel tempo e ritorniamo, appunto, a tre anni fa. Nel 2023, l’uscita simultanea di Barbie, diretto da Greta Gerwig, e di Oppenheimer, di Christopher Nolan, generarono un cortocircuito mass-mediatico che si è subito trasformato in una cascata di diamanti al box office mondiale. Oggi, con Michael, diretto da Antoine Foqua, e con Il diavolo veste Prada 2, di David Frankel, quello schema potrebbe in qualche modo ripetersi.


Se allora il contrasto avvenne tra autorialità e blockbuster, oggi il terreno di scontro è quello dell’intrattenimento adulto di massa e “di qualità”:


  1. Michael mira alla potenza dell’icona e della musica, omaggiando la più grande figura maschile della musica pop, che è stata capace di rivoluzionare dalla base l’industria musicale e la performance scenica. Inoltre, dalle prime immagini che girano, sembra proprio che il nipote, Jaafar Jackson, ci abbia messo anima, cuore e corpo per riportare in vita il talento straordinario di suo zio.
  2. Il diavolo veste Prada 2, invece, gioca sull’effetto nostalgia di un film entrato ormai da tempo nell’immaginario collettivo, sul culto fashion, e sulla potenza del “brand cinematografico” che si sedimenta in profondità nel pubblico del grande schermo. Inoltre, rivedere la brillante tetrade del film originale ancora alle redini non può che rendere l’hype ancora più incrollabile.


Non si tratta quindi di un scontro diretto, bensì di una coabitazione strategica che potrebbe amplificare l’attenzione del pubblico e trasformare queste due uscite in un evento unico e condiviso.


Le previsioni prevedono un doppio colpo al botteghino

Le prime stime degli analisti confermano che siamo davanti a due potenziali hit globali. Secondo le proiezioni di Boxoffice Pro:


  1. Michael potrebbe debuttare negli Stati Uniti con 60-75 milioni di dollari nel primo weekend;
  2. Il diavolo veste Prada 2 invece è atteso più in alto, con 80-95 milioni di dollari nei giorni d’esordio.


Questi numeri, se confermati, andrebbero a collocare entrambi i titolo tra i migliori debutti dell’anno, oltre a sottolineare un altro dato interessante: non stiamo parlando di franchise “classici” da blockbuster, bensì di prodotti rivolti ad un pubblico più “adulto” e desideroso di rivivere emozioni passate e icone intramontabili - sulla scia, tanto per fare un esempio, di Bohemian Rhapsody (2018) e di Beetlejuice Beetlejuice (2024).


Due generi, un obiettivo: riportare il pubblico in sala

Il mondo del cinema - così come tutti gli altri mercati - è alla continua ricerca di stabilità, soprattutto dopo le due ferite lasciate dalla pandemia Covid-19 e dall’esplosione delle piattaforme di streaming.


Eventi cinematografici come Michael e Il diavolo veste Prada 2 rappresentano, in questo senso, una scommessa chiara: tornare a riempire le sale cinematografiche. La strategia comprende una precisa tendenza del cinema contemporaneo:


  1. Valorizzazione di proprietà intellettuali forti ma non “supereroistiche”;
  2. Centralità delle star cinematografiche;
  3. Ritorno del film evento “adulto” con ambizioni esplosive;


Se il 2023 è stato l’anno del “Barbenheimer”, il 2026 potrebbe essere ricordato come quello in cui l’industria cinematografica ha dimostrato che esiste ancora spazio per blockbuster né iper-dopati di effetti speciali né universi condivisi.


Andrea Pelucchi