Il ritorno del nucleare in Italia: la parola degli esperti al summit organizzato da Il Sole 24 Ore

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Benedetta Zimone

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Il rilancio del nucleare torna con forza al centro del dibattito sulla transizione energetica italiana, accanto alle rinnovabili, come leva strategica per sicurezza, competitività e decarbonizzazione, specialmente nel contesto geopolitico attuale alquanto instabile, dove abbiamo capito la crucialità di essere indipendenti sul fronte energetico. Questo e molto altro è quanto emerso alla 2ª edizione dell’evento “Transizione Energetica e l’Industria del Nucleare 2026”, organizzato da Il Sole 24 Ore a Milano, a cui abbiamo partecipato per raccogliere il punto di vista degli esperti direttamente ai nostri microfoni.


Tra i protagonisti, Fabrizio Fabbri, amministratore delegato di Ansaldo Energia, ha sottolineato come una normativa chiara sia fondamentale quanto la tecnologia, evidenziando il potenziale degli small modular reactor (SMR) come opportunità industriale per l’Italia. D’altro canto, con le parole provocatorie e potenzialmente divisive «non ci passerei per un referendum», Fabbri ha espresso la propria posizione. Inoltre, ha aggiunto che «questo è un tema molto complesso, che necessita dell’intervento di ministri competenti come i nostri».



Dello stesso avviso il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha confermato l’avanzamento dell’iter legislativo sul nucleare: l’obiettivo è chiudere entro l’anno il quadro normativo, nonostante i 500 emendamenti attuali, senza però prevedere acquisti immediati di nuovi reattori, ma creando le condizioni per un ritorno futuro alla produzione. Secondo il ministro, il nucleare potrà contribuire fino a circa il 20% del fabbisogno energetico al 2050, integrando — e non sostituendo — le rinnovabili, ergo, "facendo un mix", come dichiarato.


Centrale anche il tema della gestione delle scorie, con l’impegno a individuare il sito nazionale per il deposito, prendendo la Francia come modello da seguire. Inoltre, Fratin ha esposto la sua grande fiducia nell'impegno dei giovani, i quali anche durante l'ultimo referendum, tramite afflluenza, hanno mostrato un forte impegno politico.


Sul fronte regolatorio, Francesca Salvemini (Arera) ha assicurato che il nucleare sarà trattato come le altre fonti, garantendo regole chiare e parità di accesso al mercato. Mentre Maria Siclari (Ispra) ha evidenziato come il ritorno al nucleare sia ormai una prospettiva concreta, con un possibile orizzonte tra il 2035 e il 2045. Dal punto di vista industriale, Gian Luca Artizzu (Sogin) ha ribadito la disponibilità della società a mettere in campo competenze e infrastrutture, sottolineando come lo smantellamento degli impianti esistenti e lo sviluppo del nuovo nucleare possano procedere insieme.


Secondo Luca Mastrantonio (Nuclitalia), l’integrazione del nucleare renderebbe il sistema energetico più efficiente e meno costoso, rafforzando l’indipendenza energetica del Paese. Una visione condivisa anche da Terna, che con Luca Marchisio ha ricordato come nel lungo periodo un mix equilibrato , non basato solo su fonti non programmabili — sia essenziale per la stabilità del sistema.

Non manca il contributo della ricerca: da Enea al mondo accademico, gli esperti sottolineano la necessità di investire in innovazione e formazione, mentre cresce anche l’interesse globale per la fusione nucleare.


In sintesi, il messaggio emerso è chiaro: il nucleare di nuova generazione non è più un tabù, ma una possibile componente del futuro energetico italiano, da sviluppare in parallelo alle rinnovabili e all’interno di un quadro normativo solido e condiviso. Detto ciò, è essenziale rimanere consapevoli e ben informati sulle decisioni che il nostro governo potrebbe attuare.