Anche l’AI risente della crisi energetica: data center a rischio chiusura negli Stati Uniti.

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Benedetta Zimone

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Il settore dell’AI è in costante crescita, si sa. Le grandi aziende del comparto figurano ormai tra le più capitalizzate al mondo. Ad esempio, le azioni di Nvidia hanno registrato un forte aumento nel corso dell’anno, superando i 150 dollari, con un fatturato trimestrale pari a 38 miliardi di dollari, in crescita del 92% rispetto all’anno precedente.


Tuttavia, non è tutto oro ciò che luccica. Negli Stati Uniti, infatti, la situazione legata ai data center, vera spina dorsale dell’intelligenza artificiale, potrebbe essere compromessa: tra il 30% e il 50% dei progetti previsti per il 2026 rischiano di essere cancellati o fortemente ritardati.


Il problema principale non è la domanda , che continua a crescere in modo esplosivo , né la mancanza di investimenti, soprattutto da parte dei grandi colossi tecnologici. Google, Amazon, Microsoft e Meta stanno infatti destinando centinaia di miliardi di dollari all’espansione delle proprie infrastrutture. Il vero ostacolo è di natura fisica e industriale: costruire data center oggi è molto più complesso di quanto lo fosse anche solo pochi anni fa.


Anche in questo contesto, la situazione geopolitica e la crisi energetica non aiutano. I data center, infatti, richiedono enormi quantità di energia. Come riportato da ZeroHedge, la rapida espansione dell’intelligenza artificiale sta incontrando limiti sempre più evidenti nella capacità del sistema industriale globale di sostenerla.


Nonostante gli ingenti investimenti delle big tech e una domanda in forte crescita di potenza di calcolo, l’intera filiera appare sotto pressione: dalla produzione di semiconduttori alla disponibilità di energia, fino ai permessi per la costruzione di nuovi data center e alla carenza di componenti elettrici e di manodopera specializzata.


In questo contesto, anche progetti infrastrutturali di grande scala risultano rallentati o sospesi, come nel caso di alcune iniziative nel Regno Unito, frenate da elevati costi energetici e complessità regolatorie. Il quadro complessivo indica quindi che il principale vincolo allo sviluppo dell’intelligenza artificiale non è più finanziario o tecnologico, ma fisico e infrastrutturale, con il rischio crescente di ritardi o cancellazioni lungo tutta la catena di espansione.


Benedetta Zimone