L’ottimismo di Trump sull’economia si scontra con i dati: Tattica o manipolazione?
Benedetta Zimone
Share:
A un mese dall'escalation in Medio Oriente, il divario tra le dichiarazioni della Casa Bianca e il crollo di Nasdaq e Oro si fa sempre più profondo.
"Pensavo che i prezzi del petrolio sarebbero saliti di più e che il mercato azionario sarebbe sceso di più. Non è stato neanche lontanamente grave come pensavo. Penso che abbiano fiducia nel presidente americano e nelle persone sedute attorno a questo tavolo."
Queste sono state le dichiarazioni rilasciate dallo staff dell'amministrazione Trump dopo il meeting avvenuto ieri alla Casa Bianca. Nei discorsi ufficiali sono prevalse parole di ottimismo e tranquillità riguardo alla tenuta dell'economia americana. Tuttavia, a un mese esatto dall'inizio dell'escalation, il quadro reale appare ben diverso.
L’andamento degli indici azionari
I numeri raccontano una storia meno rassicurante: dal 28 febbraio 2026 a oggi, l’S&P 500 ha ceduto circa il 6,2%, mentre il NASDAQ Composite ha registrato una variazione negativa del 5,56%. L'indice tecnologico è passato dai 22.668,21 punti di fine febbraio ai circa 21.408,08 attuali, segnando una perdita complessiva di 1.260 punti in soli trenta giorni.
La crisi dell'oro come bene rifugio
In questa fase geopolitica, l'oro ha sorpreso gli investitori fallendo nel suo classico ruolo di bene rifugio. Nonostante le forti tensioni, il metallo giallo ha subito una correzione marcata e insolita, cedendo circa il 16% dal 28 febbraio ad oggi. Questo crollo è stato accentuato dal deciso rafforzamento del dollaro, che ha reso l'oro molto più costoso per gli acquirenti esteri, frenandone drasticamente la domanda globale.
I veri protagonisti: petrolio e gas
I vincitori assoluti dell’ultimo mese sono stati i comparti energetici. Dall'inizio delle ostilità, l'oro nero ha registrato un incremento del 40%, mentre il gas è balzato del 70%. Il Brent è tornato a superare la soglia dei 109 dollari al barile, livelli che non si registravano stabilmente dal 2022. All'epoca, in seguito all'invasione russa dell'Ucraina, il greggio mantenne una media mensile di 111,51 dollari, con picchi superiori ai 120 dollari.
Parallelamente, il mercato del gas ha interrotto la stabilità del biennio 2024-2025, dove i prezzi oscillavano tra i 25 e i 30 €/MWh. Per ritrovare quotazioni stabilmente sopra i 50 €/MWh bisogna risalire alla crisi energetica europea del 2022-2023. Questo rally ha creato una profonda divergenza sui mercati, favorendo i titoli legati alle materie prime ma gravando pesantemente sui costi di produzione industriale e sulla fiducia dei consumatori.
Fake news o strategia per i mercati?
L'ottimismo ostentato dall'amministrazione Trump si scontra con una realtà economica segnata da una forte volatilità e da un rincaro energetico che non trova precedenti negli ultimi quattro anni. Se da un lato le dichiarazioni politiche cercano di stabilizzare il sentimento degli investitori, dall'altro la fuga dagli asset tradizionali e dal porto sicuro dell'oro evidenzia un clima di incertezza profonda. La tenuta del sistema dipenderà ora dalla capacità della diplomazia di disinnescare le tensioni nello Stretto di Hormuz: senza una rapida normalizzazione dei flussi energetici, il rischio è che la divergenza tra mercati azionari e prezzi delle materie prime possa trasformarsi in una recessione più ampia e strutturale.
Benedetta Zimone
