Il treno francese ad Alta Velocità TGV M alla conquista dell'Italia

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alessandro plateroti

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In corsa veloce verso l'Italia

L’ingresso di SNCF Voyageurs nel mercato ferroviario italiano non è più solo un’ipotesi strategica,

ma una complessa operazione industriale che si scontra con la rigida realtà delle infrastrutture

nazionali. Il colosso francese punta a scardinare il duopolio Trenitalia-Italo entro il 2026, ma il

percorso è disseminato di ostacoli tecnici che mettono a rischio il cronoprogramma serrato delle

omologazioni. Al centro della tempesta c’è il nuovo treno TGV M (Avelia Horizon) di Alstom: il

“tgv del futuro”, progettato per trasportare più passeggeri su due piani, sta accumulando pesanti

ritardi nelle consegne, lasciando SNCF con una flotta ancora sulla carta mentre i competitor

consolidano le proprie posizioni.


Il nodo dimensionale

Oltre ai ritardi produttivi, è emersa una "diatriba dimensionale" che agita gli esperti di ferrovia e il

dibattito. Il TGV M presenta infatti una sagoma più alta di circa 32 centimetri rispetto agli standard

tecnici della rete storica italiana.

Sebbene il convoglio possa circolare senza problemi sui binari dell'Alta Velocità (AV), il nodo

critico sorge in caso di emergenza o guasti: se il treno francese dovesse essere deviato sulle linee

convenzionali, rischierebbe di non superare tunnel, ponti progettati per treni più bassi. Questa

eventuale incompatibilità strutturale ha spinto gli operatori italiani a sollevare dubbi formali presso

le autorità, denunciando il rischio di paralisi della rete in caso di imprevisti.

A stretto giro la replica di SNCF secondo la quale non sono emerse criticità rilevanti in relazione

alla compatibilità dei nuovi convogli con l'infrastruttura esaminata ed aggiunge che caso in cui, nel

corso delle analisi ancora in corso, dovessero emergere ulteriori aspetti da approfondire - ad

esempio su alcuni tratti di rete affiancati alle linee ad alta velocità - le eventuali soluzioni tecniche

saranno individuate in collaborazione tra i soggetti coinvolti, a partire dal gestore dell'infrastruttura.


Le mire espansionistiche di SNCF

Questa possibile fragilità operativa si somma a un limite che SNCF sta già pagando oggi. I convogli

francesi degli anni '90 attualmente in servizio tra Parigi e Milano sono tecnologicamente "ciechi"

rispetto al sistema di segnalamento ERTMS (European Rail Traffic Management System). Privi di

questo upgrade digitale, i TGV sono esclusi dalla linea veloce tra Torino e Milano, costretti a

viaggiare sulla linea lenta con tempi di percorrenza penalizzanti per l'utenza.

In questo scenario, la determinazione di SNCF a entrare in Italia è alimentata oltre che da un

mercato potenzialmente profittevole anche da una forte asimmetria economica nei pedaggi. Mentre

in Francia le tariffe d'accesso sono tra le più care d'Europa (oltre 27 euro per treno-km sulla Parigi-

Lione), l'Italia offre un mercato estremamente vantaggioso con pedaggi. Un risparmio di quasi il

300% che rende l'Italia il terreno di caccia ideale per i francesi, a patto però che i loro treni riescano

finalmente a superare la prova dei tunnel e dei sistemi di sicurezza nazionali.