Oscar 2026: Paul Thomas Anderson e l'horror dominano la premiazione

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Andrea Pelucchi

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La premiazione ha consacrato Anderson

Finalmente Paul Thomas Anderson riesce a portarsi a casa il suo bottino, anzi, i suoi bottini. Dopo ben 14 nomination durante tutta la sua prestigiosa carriera - costellata da magnifiche opere tra cui Boogie Nights (1997), Magnolia (1999), Il petroliere (2007) e Il filo nascosto (2017) - Anderson, considerato uno dei più influenti e migliori registi del cinema d’autore contemporaneo, riesce a portarsi a casa gli Oscar come Miglior film, Miglior regia e Miglio sceneggiatura non originale alla 98ª cerimonia tenutasi, come di consueto, al Dolby Theatre di Los Angeles.


Una vita dedicata ad un cinema potente, travolgente e commovente, che ha dato - e dà tutt’ora - corpo e voce a personaggi imperfetti, disperati e alienati, immersi in situazioni turbolente e disfunzionali. Una battaglia dopo l’altra riesce così a consacrare un genio cinematografico. Oltre ai tre grandi premi, il film si è portato a casa anche l’Oscar al miglior attore non protagonista a Sean Penn (che con questa vittoria sale a quota 3 statuette vinte) ma non presente alla cerimonia per attivismo in Ucraina, l’Oscar al miglior casting e quello al miglior montaggio.


Gli Oscar hanno sconfitto la paura, premiandola

Sinners di Ryan Coogler, regista di Black Panther e Creed - Nato per combattere, è il secondo grande vincitore della serata, con 4 premi: Miglior attore protagonista a Michael B. Jordan, Miglior sceneggiatura originale, Miglior fotografia e Miglior colonna sonora. Ed è qui che ci troviamo dinanzi alla seconda grande novità storica dell’Academy: per troppo tempo demonizzato, per troppi anni messo da parte, anche il cinema dell’orrore oggi è riuscito ad avere la sua meritata attenzione agli occhi della statuetta d’oro. Nel 2026, anche l’Oscar “danza con il diavolo”, e questa volta non ha avuto paura ad affrontarlo.


Anche l'ultima trasposizione di Frankenstein diretta dal grande favolista dark Guillermo del Toro ha avuto i suoi momenti di gloria, riuscendo a portarsi a casa le tre statuette "artigianali" ovvero Miglior scenografia, Migliori costumi e Miglior trucco e acconciatura.


Una lunga carriera finalmente riconosciuta

Sempre in ambito horror, a cui vengono mescolate tinte poliziesche e thriller, un piccolo posto è riuscito ad ottenerlo anche Weapons di Zach Cregger - già autore del cupo Barbarian (2022) - dove l’attrice Amy Madigan è riuscita a portarsi a casa la statuetta per Migliore attrice non protagonista per aver interpretato una vecchia strega stravagante e inquietante iper-truccata e dai capelli rossi shocking. L’Oscar alla Madigan arriva dopo quarant’anni dalla sua prima candidatura, nel 1985 con Due volte nella vita, e rappresenta la conferma di una grande artista che ha vissuto tra cinema, televisione e teatro (ha assunto ruoli in Grey’s Anatomy, E.R., Fringe e Law & Order).


Andrea Pelucchi