Il cinema sta tornando a brillare: il Grande Schermo vale il 48% dei consumi culturali
Andrea Pelucchi
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Non si tratta soltanto di un rimbalzo dopo gli anni della pandemia, ma di un segnale più strutturale che riguarda insieme spesa, partecipazione e percezione del valore delle attività culturali. È quanto emerge dall’Osservatorio Impresa Cultura Italia–Confcommercio, realizzato con SWG.
Nel 2025 gli italiani hanno destinato in media 94 euro al mese ai consumi culturali, in crescita rispetto ai 90 euro del 2024. Il livello resta ancora distante dai 113 euro registrati prima della pandemia, ma il trend segnala comunque un consolidamento della domanda. Tra le attività più diffuse restano quelle legate all’audiovisivo e alla fruizione domestica: il 90% degli italiani guarda programmi, film o serie in televisione, l’83% ascolta musica e l’81% segue la radio.
Accanto a queste pratiche, torna a crescere la partecipazione alle esperienze culturali fuori casa. Al primo posto troviamo le manifestazioni culturali, frequentate dal 53% degli italiani. Medaglia d’argento per i musei, che detengono il 50% delle attività. Al terzo posto invece troviamo lei, la sala cinematografica, con il 48% della frequentazione. Seguono gli spettacoli all’aperto e i concerti, che rispettivamente detengono il 42% e il 39% delle attività culturali.
Il grande schermo rappresenta senza dubbio il settore più interessante: la quota di spettatori è salita dal 30% del 2022 al 41% del 2024, fino al 48% del 2025. Stiamo parlando di 18 punti in tre anni: un risultato che riflette sia il recupero del settore audiovisivo - pesantemente colpito dalla pandemia di COVID-19 e dall’esplosione delle piattaforme di streaming - sia il rinnovato interesse per esperienze culturali condivise e coinvolgenti.
La crescita personale rappresenta il protagonista principale del consumo culturale: il 37% è associato all’aumento delle conoscenze, il 36% allo stimolo intellettuale e il 33% alla possibilità di imparare cose nuove. Ma accanto a queste motivazioni emerge con forza anche il desiderio di evasione, relax e divertimento.
Non mancano, tuttavia, alcuni segnali di cautela. Cresce infatti la quota di chi percepisce i consumi culturali come un costo, passata dall’11% al 18%, mentre scende dal 17% all’11% quella di chi li considera essenziali per il proprio benessere. Una tensione che, secondo gli operatori del settore, richiama alla necessità di rafforzare la capacità delle imprese culturali di generare valore economico e sociale nei territori.
Andrea Pelucchi
