Caso Rider: dai salari da sogno nel Nord Europa allo sfruttamento in Italia e Spagna

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Benedetta Zimone

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Prima Glovo, ora tocca a Deliveroo Italy. Milano mette sotto controllo giudiziaro la grande company di delivery.Il Tribunale di Milano ha disposto il controllo giudiziario per la filiale italiana della multinazionale, segnando un nuovo e drastico capitolo nella lotta allo sfruttamento all'interno della gig economy.


La Procura contesta quello che definisce uno "sfruttamento digitalizzato", un sistema governato da un algoritmo progettato per spingere i rider verso turni e ritmi massacranti. Secondo i magistrati, il meccanismo di assegnazione delle consegne penalizzerebbe chiunque provi a rallentare o a rifiutare prestazioni, creando una vera e propria condizione di soggezione psicologica e lavorativa.


Sotto la lente d’ingrandimento dei PM sono finite anche le retribuzioni, bollate come "da fame". Le paghe medie, spesso basate su un sistema di cottimo o su bonus minimi, violerebbero apertamente l'Articolo 36 della Costituzione Italiana, che garantisce a ogni lavoratore il diritto a una giusta retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del suo lavoro. Il reato contestato è pesante: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, un'accusa che mette in discussione l'intero impianto tecnologico su cui si fonda il servizio.


Tuttavia, la drammaticità della situazione italiana non trova un riscontro uniforme in tutto il continente, che appare oggi profondamente frammentato. Mentre il Sud e l'Est Europa arrancano tra precarietà e bassi compensi, i Paesi scandinavi e il Benelux presentano un quadro idilliaco per coloro che consegano cibo e oggetti vari direttamente a casa.


In Danimarca, ad esempio, si è consolidato quello che molti definiscono il "paradiso dei rider": grazie a solidi accordi collettivi, chi lavora per piattaforme come Wolt o Just Eat gode spesso di uno status da dipendente, con guadagni orari che oscillano tra i 21€ e i 27€ all'ora. Per un lavoratore a tempo pieno, ciò significa uno stipendio lordo mensile che può toccare i 2.900€.


Anche la Svezia e la Germania seguono modelli simili, seppur con cifre leggermente diverse. Nelle zone centrali di Stoccolma, durante le ore di punta, un rider può percepire circa 18€ netti l'ora, mentre in Germania l'innalzamento del salario minimo ha garantito una base dignitosa tra i 12€ e i 14€ orari, portando il reddito annuo di un dipendente full-time vicino alla soglia dei 30.000€ lordi. Persino nel Regno Unito, nonostante le sfide post-Brexit, la media londinese si attesta sui 12€ l'ora, garantendo uno standard superiore a quello mediterraneo.


L'altra faccia della medaglia è rappresentata da Spagna ed Est Europa, dove i contesti restano molto simili a quello italiano. In terra spagnola, nonostante l'introduzione della pionieristica "Ley Rider" che impone l'assunzione dei corrieri, i guadagni rimangono contenuti e ancorati al salario minimo nazionale, stabilizzandosi intorno ai 1.400€ mensili. La situazione si fa ancora più critica spostandosi verso Bulgaria, Romania e Ungheria: in quest'area si registrano i minimi salariali dell'Unione Europea, con medie che per un impegno full-time nel delivery faticano a superare gli 800€ mensili, confermando come la geografia dei diritti dei rider resti ancora una mappa profondamente diseguale.


Benedetta Zimone