Istituto FRIEDMAN: "Sanzioni UE su ammoniaca dalla Russia disastrose per agricoltura"
alessandro plateroti
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"La Commissione europea ha inserito nel 20° pacchetto di sanzioni contro la Russia - in fase di approvazione da parte del Consiglio nelle prossime settimane - una misura che prevede l'introduzione di un tetto alle importazioni di ammoniaca, materia prima essenziale per la produzione di fertilizzanti. Chiediamo al Governo italiano di opporsi con decisione a tale proposta e di sollecitarne lo stralcio, al fine di evitare gravi ripercussioni sul settore agricolo - già in forte sofferenza - e sull'economia italiana ed europea". Così l'Istituto Milton FRIEDMAN in una nota pubblicata sui suoi canali social e in una dichiarazione accompagnata da uno studio approfondito, invitata a membri del Governo italiano e del Parlamento europeo. In una lettera inviata a gennaio a Kaja Kallas, Alto Rappresentante dell’UE per la Politica Estera e di Sicurezza, i governi di Finlandia e Svezia hanno proposto un “divieto totale delle importazioni di fertilizzanti russi nell’UE” come parte del 20° pacchetto di sanzioni contro la Russia. Tali sanzioni potrebbero entrare in vigore già a febbraio. La Russia è uno dei principali fornitori di fertilizzanti a livello globale. L’Europa dipende dalla Russia per oltre un quarto delle sue importazioni totali di fertilizzanti.
Dati simili si registrano in Africa (20%) e negli Stati Uniti (18%). L’impatto di queste sanzioni, se attuate, sarebbe severo: i prezzi dei fertilizzanti aumenterebbero, gli agricoltori ridurrebbero la produzione e perderebbero redditività e competitività globale. I consumatori europei subirebbero maggiore inflazione e un aumento delle importazioni alimentari.
Inoltre, sarebbero soprattutto i grandi Stati agricoli – in particolare Francia e Italia – a subire i maggiori effetti negativi. Queste misure, avanzate nell’ambito del nuovo pacchetto di sanzioni dell’Unione europea, rappresentano una forma di interventismo statale dannoso che distorce i meccanismi di mercato, penalizza agricoltori, imprese e consumatori europei e rischia di provocare gravi danni
economici autoinflitti, senza apportare alcun contributo concreto alla risoluzione del conflitto in Ucraina.
In un contesto di crescenti tensioni globali e di profonda incertezza commerciale, nuove restrizioni sui fertilizzanti russi avrebbero effetti fortemente negativi sull’economia europea. La Russia è uno dei principali fornitori mondiali di fertilizzanti e l’Unione europea dipende da Mosca per oltre il 25% delle proprie importazioni. Un’interruzione forzata di queste forniture porterebbe a un immediato aumento dei prezzi: l’esperienza recente dimostra che misure analoghe possono tradursi in rincari fino all’80% nel breve periodo, come già accaduto nel
2022, quando i prezzi della potassa sono aumentati di oltre il 50% in pochi mesi.
Il 20° pacchetto di sanzioni UE propone inoltre un’ulteriore riduzione delle importazioni energetiche russe (attraverso il divieto di utilizzo dei servizi di trasporto marittimo) e l’introduzione di tetti o quote sulle importazioni di ammoniaca. Nel loro insieme, queste misure avranno un impatto significativo sulla produzione di fertilizzanti azotati in Europa. Il gas naturale è un input essenziale per la produzione di ammoniaca, che a sua volta è il componente chiave dei fertilizzanti azotati. Limitare simultaneamente questi fattori cruciali farà aumentare i costi dei fertilizzanti. Negli ultimi 12 mesi i prezzi dell’ammoniaca hanno registrato forti impennate e i recenti rialzi del gas stanno esercitando ulteriori pressioni al rialzo.
I fertilizzanti rappresentano una voce di costo cruciale per l’agricoltura europea. In media incidono per circa il 6% sui costi totali di produzione, ma in Paesi come Francia e Italia questa quota può arrivare fino al 14% per alcune colture cerealicole.
Un ulteriore aumento dei prezzi metterebbe sotto pressione i margini degli agricoltori, che non sono in grado di assorbire shock di tale entità, riducendo la redditività, scoraggiando le semine e causando cali della produzione e delle rese. L’impatto si estenderebbe rapidamente lungo l’intera catena del valore. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, un aumento del 10% dei prezzi dei fertilizzanti genera un incremento di circa il 7% dei prezzi dei cereali nel trimestre successivo. In un’Europa in cui i prezzi dei fertilizzanti sono già circa il 20% più alti rispetto al 2024, ulteriori sanzioni rischiano di alimentare una nuova ondata inflattiva sui beni alimentari di base, colpendo direttamente famiglie e consumatori.
Un altro effetto critico sarebbe la perdita di competitività dell’agricoltura europea. Mentre i produttori dell’UE dovrebbero affrontare costi più elevati, i concorrenti extraeuropei continuerebbero ad accedere agli input agricoli a prezzi più bassi. Ciò favorirebbe l’aumento delle importazioni e il calo delle esportazioni, come già osservato nel 2022, quando l’impennata dei costi di produzione ha portato, ad
esempio, a un aumento del 34% delle importazioni di zucchero e a un crollo del 31%
delle esportazioni europee. Il rischio è particolarmente elevato alla luce dei recenti accordi di libero scambio, incluso l’accordo UE–Mercosur: sanzioni sui fertilizzanti amplificherebbero squilibri competitivi del tutto innaturali, favorendo produttori extra-UE più efficienti proprio mentre si innalzano artificialmente i costi per gli agricoltori europei.
