Bocciati dalla Corte Suprema i dazi di Trump
UCapital Media
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Con una maggioranza di sei giudici contro tre, la Corte ha stabilito che il presidente non aveva l’autorità legale per imporre dazi così estesi usando una legge sui poteri di emergenza, una legge pensata per affrontare crisi fondamentali, non rivoluzionare la politica commerciale americana.
Per anni, i dazi imposti da Trump hanno fatto aumentare i prezzi per consumatori e imprese, hanno alimentato tensioni con partner commerciali e hanno creato incertezza sui mercati globali. Critici di queste misure sostenevano che tariffe così alte, spesso giustificate come misure di protezione nazionale, non solo pesano sulle tasche delle famiglie, ma rischiano di innescare ritorsioni e di danneggiare l’export, compreso quello europeo.
La Corte ha infatti ricordato che la costituzione assegna al Congresso, non alla Casa Bianca, il potere di imporre tasse e tariffe di tale portata. Quella decisione rafforza il principio di separazione dei poteri e limita l’uso sempre più esteso di leggi d’emergenza per innovare politiche che dovrebbero passare dal Parlamento.
Dal punto di vista pratico, la sentenza apre un enorme interrogativo: le imprese e importatori che hanno già pagato questi dazi potrebbero chiedere il rimborso di miliardi di dollari, con effetti incerti sulla finanza pubblica americana.
Questa sentenza arriva nel pieno di un dibattito sull’efficacia di barriere commerciali e protezionismo in un’economia globalizzata. Se da un lato i sostenitori dei dazi li giustificano come tutela di industria e posti di lavoro, dall’altro i critici, come evidenziato dalla Corte, vedono in queste misure un abuso di potere e una zavorra per consumatori, imprese e relazioni internazionali.
In un momento in cui l’economia globale è già sotto pressione, questa decisione rappresenta quindi non solo una sconfitta per il presidente Trump, ma anche un’opportunità per ripensare una politica commerciale che per troppo tempo ha privilegiato muri doganali invece di apertura e cooperazione.
Klevis Gjoka
