Accordo commerciale USA-Argentina: messo a repentaglio tutto il Made in Italy
Benedetta Zimone
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Il nuovo trattato commerciale tra Washington e Buenos Aires legalizza l’Italian Sounding. Addio alla protezione per nomi storici come Asiago, Gorgonzola e Prosciutto: per il mercato argentino saranno ora “termini generici”. Una ferita profonda per la sovranità alimentare sempre tanto difesa dal governo Meloni.
5 febbraio 2026, Donald Trump e Javier Milei hanno siglato l’ARTI (Agreement on Reciprocal Trade and Investment), un trattato che, dietro la promessa di crescita e investimenti, nasconde un’insidia letale per l’agroalimentare italiano.
Il cuore della discordia è l’Articolo 2.5. Il testo stabilisce un principio rivoluzionario e pericoloso: i nomi dei prodotti non sono più protetti per origine geografica a meno che non si fornisca una prova, difficilissima da produrre, della loro reputazione specifica legata al territorio. Di fatto, l’Argentina si impegna a non limitare l’accesso ai prodotti statunitensi che utilizzano nomi come Asiago, Gorgonzola, Fontina, Provolone e Burrata.
Non va meglio per i salumi: Mortadella, Prosciutto, Pancetta e Capocollo finiscono nell'elenco dei termini considerati "generici". In parole povere, un formaggio prodotto nel Wisconsin potrà essere venduto legalmente a Buenos Aires come “Parmesan” o “Gorgonzola”, godendo di dazi agevolati e sbaragliando la concorrenza degli originali italiani, gravati da costi di produzione e standard qualitativi immensamente superiori.
L'accordo ARTI rappresenta un paradosso diplomatico per Palazzo Chigi. Da un lato, la premier Giorgia Meloni ha sempre manifestato vicinanza politica alle visioni di Trump e Milei; dall’altro, sono proprio i suoi alleati ideologici a sferrare quello che Coldiretti definisce un "attacco frontale" al Made in Italy.
L'intesa USA-Argentina neutralizza infatti le clausole di salvaguardia faticosamente inserite nell’accordo UE-Mercosur, che avrebbe dovuto proteggere 58 indicazioni geografiche italiane. Se l’Argentina, pilastro del Mercosur, riconosce ora quei nomi come generici per far piacere a Washington, la protezione europea diventa carta straccia. Per i produttori italiani, la beffa è doppia: mentre i falsi americani invadono il Sud America, l'amministrazione Trump continua a mantenere dazi elevati sui prodotti autentici che arrivano dall'Europa. La guerra del cibo è appena iniziata, e questa volta il "fuoco amico" rischia di fare più male di quello dei competitor storici.
Benedetta Zimone
