Eurozona, il manifatturiero torna a correre: PMI ai massimi dal 2022
Andrea Pelucchi
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L’attività del settore privato nell’area Euro accelera più del previsto a febbraio, trainata dal ritorno alla crescita del manifatturiero tedesco. L’indice composito dei direttori degli acquisti (PMI) elaborato da S&P Global è salito a 51,9 da 51,3 di gennaio, superando le stime degli analisti ferme a 51,5 e restando sopra la soglia dei 50 punti che separa espansione e contrazione.
A fare la differenza è stata la Germania, prima economia del blocco, dove la produzione industriale è tornata ad aumentare per la prima volta in oltre tre anni e mezzo. A sostenere il rimbalzo contribuisce l’aumento della spesa pubblica per difesa e infrastrutture. In Francia l’indice è migliorato, pur restando di poco sotto quota 50.
Nel complesso, l’economia europea mostra una tenuta solida, sebbene priva di slancio. La crescita annua è attesa poco sopra l’1%, sostenuta soprattutto dallo stimolo fiscale tedesco, mentre tassi d’interesse bassi e stabili hanno rafforzato la fiducia dei consumatori ai massimi dalla fine del 2024. Un contesto che si consolida nonostante le tensioni commerciali seguite alla stagione dei dazi avviata da Donald Trump.
Il settore dei servizi continua a espandersi a ritmo moderato, anche se rispetto al quarto trimestre la dinamica complessiva appare meno brillante. Le pressioni sui prezzi si sono attenuate, ma restano sostenute, soprattutto nei servizi.
In questo quadro, la BCE non sembra intenzionata a modificare l’orientamento della politica monetaria: con l’inflazione in linea con l’obiettivo del 2%, Francoforte ritiene prioritarie le riforme strutturali più che un ulteriore allentamento dei tassi. I PMI, tradizionalmente osservati dai mercati come indicatori anticipatori, segnalano dunque una ripresa graduale ma ancora fragile, da consolidare nei prossimi mesi.
Andrea Pelucchi
