BCE, tassi invariati al 2%: l'impatto su consumatori e PMI. Italia nel mirino dei rincari
Benedetta Zimone
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Secondo gli analisti, la BCE dovrebbe mantenere i tassi di interesse invariati al 2%, nonostante l’’inflazione a livello Europeo sia sceso al 2,2%, su base annua, livello più basso da Ottobre 2021.
L'Impatto su consumatori e famiglie
Per i cittadini europei, il mancato taglio si traduce in una stasi del potere d'acquisto. Chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile non vedrà la tanto sperata riduzione della rata mensile, che rimarrà ancorata ai livelli attuali, mettendo sotto pressione i bilanci familiari.
Anche l'accesso al credito al consumo resta oneroso: acquistare un'auto o finanziare lavori di ristrutturazione continuerà ad avere costi elevati (spesso sopra il 7%), scoraggiando la domanda interna.
Di contro, i risparmiatori con liquidità nei conti deposito continueranno a godere di rendimenti discreti, ma questo vantaggio è spesso annullato dalla mancata discesa dei prezzi nel settore dei servizi.
Le Imprese e il Freno agli Investimenti
Il mondo produttivo riceve un messaggio di incertezza. Per le imprese, tassi invariati significano costi di finanziamento ancora alti, che rendono meno convenienti gli investimenti in innovazione e transizione ecologica.
Le PMI, in particolare, sono le più esposte: non potendo emettere obbligazioni come le grandi multinazionali, dipendono esclusivamente dal credito bancario, che resta selettivo e costoso.
Inoltre, la stabilità dei tassi BCE tende a mantenere l'Euro forte rispetto ad altre valute; se questo aiuta a contenere i costi delle materie prime importate, penalizza severamente le nostre aziende esportatrici, rendendo i prodotti "Made in EU" meno competitivi sui mercati globali.
Oggi, alle ore 14:15, Christine Lagarde terrà il suo atteso discorso, momento in cui potrà confermare o ribaltare le previsioni degli analisti. Qualora la linea rimanesse quella prevista, gli effetti di tale politica monetaria non risulterebbero uniformi, colpendo con intensità differente i vari Stati membri.
I Paesi più a rischio: il caso di Italia, Germania e Spagna
Il nostro Paese rischia di essere tra i più penalizzati a causa dell'elevato debito pubblico. Ogni mese di tassi d'interesse alti si traduce in un aumento della spesa per il servizio del debito (il pagamento degli interessi sui BTP), sottraendo risorse preziose che potrebbero essere destinate a investimenti pubblici, sanità e welfare.
D’altro canto, la Germania, motore industriale d'Europa, sarebbe già in fase di rallentamento. Si trova a soffrire il "combinato disposto" di alti costi di finanziamento e di un Euro forte. Questo scenario frena la ripresa del settore manifatturiero e penalizza l'export tedesco, rendendo i prodotti meno competitivi sui mercati internazionali.
Infine, per la Spagna la preoccupazione è soprattutto sociale. L'ampia diffusione di mutui a tasso variabile rende le famiglie spagnole estremamente vulnerabili alle decisioni della BCE; il mancato taglio dei tassi provoca un impatto immediato sulla contrazione dei consumi interni.
In sintesi, la strategia della BCE sembra privilegiare la stabilità dei prezzi a scapito della crescita economica. Se l'inflazione non dovesse scendere rapidamente nei prossimi mesi, il rischio concreto è quello di una "stagnazione prolungata": una situazione in cui l'alto costo del denaro frena la ripresa produttiva senza però riuscire a restituire un reale slancio all'economia dell'Eurozona.
Benedetta Zimone
