Il Somaliland, nuova frontiera africana per gli investimenti esteri: rotto il tabù del riconoscimento, partnership con Israele sull'Africa

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alessandro plateroti

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Il Somaliland sta vivendo un passaggio storico destinato a ridefinirne il ruolo sulla scena internazionale. Dopo oltre trent’anni di esistenza come Stato de facto stabile, democratico e sorprendentemente resiliente, il 26 dicembre 2025 Israele è diventato il primo Paese al mondo a riconoscere ufficialmente la Repubblica del Somaliland come Stato sovrano e indipendente. L’accordo, firmato dal primo ministro Benjamin Netanyahu e dal presidente Abdirahman Mohamed Abdullahi, detto Cirro, ha sancito l’avvio di una partnership strategica di ampio respiro, destinata ad avere ricadute profonde non solo per i due Paesi, ma per l’intero Corno d’Africa e per gli equilibri del Mar Rosso.


La parabola del Somaliland rappresenta uno dei casi più singolari e sottovalutati della storia africana recente. Ex Protettorato britannico, ottenne una prima e breve indipendenza il 26 giugno 1960 — riconosciuta da oltre trenta Stati, tra cui Israele — prima di unirsi alla Somalia italiana nella Repubblica Somala.


Nel 1991, all’indomani del collasso dello Stato somalo e di anni di conflitti, il Somaliland decise di riprendere la propria strada, proclamando nuovamente l’indipendenza il 18 maggio e rivendicando i confini storici del protettorato britannico. Da allora ha costruito, lontano dai riflettori internazionali, un sistema politico originale e funzionale: un equilibrio riuscito tra istituzioni moderne e tradizioni locali, con il ruolo centrale della Guurti, la camera alta degli anziani, accanto a una democrazia multipartitica.


Dal referendum del 2001, che ha sancito con una larga maggioranza la volontà popolare di indipendenza, il Somaliland ha organizzato elezioni regolari e libere, garantendo transizioni pacifiche del potere e un parlamento pluralista, spesso caratterizzato da un’opposizione attiva. In un’area frequentemente segnata da instabilità e violenze, il Somaliland si è così affermato come un’isola di stabilità, ordine e governance efficace.


Parallelamente, l’economia ha mostrato una crescita costante, trainata da un settore privato dinamico, dalle esportazioni di bestiame, da un comparto delle telecomunicazioni avanzato e dal porto strategico di Berbera, oggetto di importanti investimenti internazionali. Pace interna, identità politica definita e istituzioni hanno trasformato una regione un tempo martoriata in un modello africano di resilienza e successo.


Su queste fondamenta solide si innesta l’intesa con Israele, che segna l’inizio di una fase radicalmente nuova. Il 26 dicembre 2025 Netanyahu e il suo omologo hanno firmato una dichiarazione congiunta che istituisce relazioni diplomatiche piene, con l’apertura reciproca di ambasciate, la nomina di ambasciatori e l’avvio immediato di una cooperazione strutturata nei settori chiave.


Il Somaliland ha inoltre espresso la volontà di aderire agli Accordi di Abramo, inserendosi nel più ampio processo di normalizzazione regionale promosso dagli Stati Uniti.


Il 6 gennaio 2026, a conferma della rapidità del nuovo corso, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha compiuto la prima visita ufficiale a Hargeisa. L’incontro con il presidente Cirro al Palazzo Presidenziale si è concluso con la firma di un memorandum d’intesa che amplia la cooperazione in agricoltura, sanità, tecnologia, sviluppo economico e sicurezza.


Sa’ar ha definito il Somaliland “uno Stato reale, non virtuale”, lodandone apertamente la stabilità democratica e l’efficacia istituzionale, e ha confermato l’impegno di Israele ad accelerare l’apertura delle missioni diplomatiche.


In Somaliland la notizia è stata accolta con entusiasmo diffuso: festeggiamenti spontanei, simboli di amicizia tra i due popoli e dichiarazioni ufficiali che parlano di un momento storico destinato a segnare un punto di non ritorno. Il presidente Cirro ha descritto l’accordo come “l’inizio di una partnership strategica fondata su interessi reciproci, pace regionale e benefici concreti condivisi”.


Il riconoscimento israeliano agisce da potente catalizzatore per l’ascesa del Somaliland. L’accesso a mercati globali, capitali internazionali e tecnologie avanzate — dall’agricoltura di precisione alla sanità digitale — apre scenari finora preclusi. Il porto di Berbera è destinato a rafforzarsi come hub logistico regionale, collegando l’Est Africa alle rotte mediorientali e aumentando il volume degli scambi commerciali.


La cooperazione agricola promette di trasformare aree aride in zone produttive, migliorando sicurezza alimentare e redditi locali; i programmi sanitari, già avviati con successo, potranno estendersi alla telemedicina e all’innovazione clinica; lo scambio tecnologico favorirà la crescita dell’ecosistema digitale e la creazione di occupazione qualificata.


“Sul piano strategico, la posizione del Somaliland sul Golfo di Aden e sullo stretto di Bab al-Mandab consente una collaborazione rilevante in materia di sicurezza marittima e contrasto al terrorismo, contribuendo alla stabilità di uno dei corridoi commerciali più cruciali al mondo.

Soprattutto, questo primo riconoscimento crea un precedente politico. Paesi come l’Etiopia, già legata al Somaliland da accordi sull’accesso al mare, gli Emirati Arabi Uniti, fortemente presenti a Berbera, e altri attori regionali e globali potrebbero seguire, aprendo la strada all’accesso a fondi multilaterali, programmi ONU e istituzioni finanziarie internazionali.” Ha commentato l’Istituto Milton Friedman.


“Molte nazioni seguiranno presto”, ha dichiarato con fiducia il presidente Cirro. Il 2026 si profila come un anno decisivo, con missioni diplomatiche e delegazioni già in agenda per tradurre l’intesa con Israele in progetti concreti e così anche Israele sarà più forte in Africa.


Nel nuovo equilibrio del Corno d’Africa, il Somaliland si propone come partner affidabile e prospero. Il vento del cambiamento soffia forte verso Hargeisa — e questa volta sembra destinato a durare.


A.P.