Olimpiadi 2026: affitti brevi vuoti e costi alle stelle, Milano resta proibitiva con una potenziale perdita di oltre 5 miliardi. Lo sport non è più un’attività inclusiva.

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Benedetta Zimone

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La città meneghina si sta preparando all’inizio delle tanto attese Olimpiadi Invernali. Tuttavia, gli italiani non sembrano ancora disposti a mettere mano al portafoglio. Secondo gli ultimi dati, non si registra alcun pienone nelle prenotazioni degli alloggi a breve termine durante i giorni dei Giochi.


Milano, città proibitiva, si sapeva: il costo complessivo per assistere a un evento olimpico sta diventando sempre più lontano dalla portata della classe media. Il prezzo dei biglietti può arrivare fino a 2.900 euro per la cerimonia di chiusura, ad esempio, alimentando il rischio che l’evento venga percepito come le Olimpiadi dei super-ricchi.


Secondo Federalberghi, durante le Olimpiadi il prezzo medio di una notte in hotel a Milano sarà di circa 450 euro per una doppia con colazione, contro i 230 euro della stessa settimana dell’anno scorso. Le tariffe variano molto: si va dai 2.000 euro a notte per un cinque stelle fino ai 250 euro per hotel a due o una stella.


Di fatto, il consumatore medio italiano risulta escluso come clientela di riferimento per queste Olimpiadi, anche per quanto riguarda gli affitti di case a breve termine.

Lo sport, a quanto pare, non è più un’attività inclusiva come ci hanno sempre insegnato.


Gli host della città del Biscione stanno pensando a strategie per recuperare visibilità e prenotazioni, cercando di bilanciare prezzi e regole per attirare gli amanti dello sport italiani senza svalutare troppo gli annunci.


Il flop delle prenotazioni non riguarda solo gli hotel, ma soprattutto gli affitti brevi. Nelle zone più richieste di Milano , come Centro storico, Brera, Navigli, Porta Venezia, Isola/Porta Nuova, Porta Romana e Garibaldi ,si concentra circa la metà dell’offerta cittadina, ovvero circa 8.900 unità. Con un prezzo medio di 250 euro a notte per un bilocale e un soggiorno medio di tre notti, il ricavo potenziale sarebbe di circa 6,7 milioni di euro. Ma con un’occupazione stimata tra il 18% e il 25%, il guadagno reale scenderebbe tra 1,2 e 1,7 milioni, con una perdita tra 5 e 5,5 milioni solo nelle aree centrali e limitrofe. Anche sul fronte degli affitti brevi, quindi, le Olimpiadi rischiano di non essere l’occasione di guadagno che molti milanesi avevano immaginato.


In alcuni casi, alcuni gestori di Airbnb hanno già tagliato i prezzi drasticamente, arrivando anche a circa 65 euro a notte, pur sapendo che ciò non garantisce comunque il “tutto esaurito”.


La domanda risulta fiacca soprattutto perché la combinazione di prezzi elevati dei biglietti e di una tassa di soggiorno cara può scoraggiare molte persone, in particolare turisti con budget più contenuti.

D’altro canto, al momento Finlandia, Olanda, Svezia e Norvegia sono i Paesi dell’Unione Europea maggiormente presenti nei database delle prenotazioni. Per quanto riguarda invece i Paesi oltreoceano, statunitensi, canadesi e giapponesi risultano i più rappresentati.


Il risultato è che Milano rischia di essere percepita, ancora una volta, come una città puramente elitaria, facendo vivere ai suoi cittadini e agli italiani in generale le Olimpiadi non come una festa collettiva, ma come un evento puramente per i più ricchi. Si tratta, dunque, di un’occasione persa per la città e per chi, fino a ieri, avrebbe voluto viverla da vicino.



Benedetta Zimone