Pechino stringe sulle terre rare

UCapital Media
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Il governo giapponese ha duramente criticato la decisione della Cina di vietare le esportazioni di beni “a duplice uso”, materiali e tecnologie con applicazioni sia civili sia militari, definendola assolutamente inaccettabile e profondamente deplorevole. La mossa di Pechino rappresenta l’ennesimo esempio di come il regime cinese stia sfruttando la sua posizione dominante nel commercio globale per esercitare pressioni politiche e strategiche su altri paesi.
Il divieto, annunciato unilateralmente da Beijing, sembra un tentativo di punire Tokyo a causa di dichiarazioni politiche giapponesi sul possibile ruolo del Giappone in un conflitto su Taiwan, un pretesto che la Cina usa costantemente per giustificare la sua aggressiva espansione di influenza.
Questa escalation dimostra come la Cina non si faccia scrupoli ad usare le sue esportazioni critiche come leva geopolitica. In particolare, la prospettiva che Pechino possa ampliare le restrizioni anche alle terre rare, risorse cruciali per l’elettronica, l’industria automobilistica e la difesa, evidenzia quanto le politiche cinesi possano destabilizzare catene di approvvigionamento di intere economie.
La dipendenza globale da materiali cinesi, costruita in parte grazie a politiche protezionistiche e monopolistiche di Pechino, rischia ora di trasformarsi in una bomba economica a orologeria. Secondo analisti, un blocco delle esportazioni di terre rare da parte della Cina potrebbe costare miliardi alle industrie giapponesi e rallentare la crescita economica.
La reazione dei mercati è stata immediata: borse in calo e titoli di grandi aziende industriali giapponesi sotto pressione, mentre il rischio di ritorsioni commerciali cinesi induce incertezza nelle imprese.
Questa dinamica mette in luce una strategia sempre più aggressiva della Cina, che non esita a manipolare forniture critiche per ottenere vantaggi politici, a discapito della stabilità economica regionale e globale. Gli Usa e altri partner stanno osservando con preoccupazione, mentre Tokyo valuta contromisure e spinge per diversificare approvvigionamenti strategici lontano dall’influenza di Pechino.
Klevis Gjoka
