Asia chiude in rosso tra guerra, caro energia e incertezza tassi

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UCapital Media

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Le principali borse asiatiche chiudono la seduta del 13 marzo in territorio negativo, condizionate dall’aumento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dal forte rialzo del prezzo del petrolio, che torna a superare la soglia dei 100 dollari al barile alimentando i timori di nuove pressioni inflazionistiche a livello globale.


A Tokyo l’indice Nikkei 225 termina la giornata a 53.819,61 punti, in calo dell’1,16%, mentre a Hong Kong l’Hang Seng Index archivia la seduta a 25.465,60 punti, con una flessione dello 0,98%. Segno meno anche per la Cina continentale, con lo Shanghai Composite che scende a 4.095,45 punti (−0,82%). In ribasso anche la piazza di Seul, dove il KOSPI perde oltre l’1,5%, penalizzato in particolare dal comparto tecnologico.


A pesare sui mercati è soprattutto il deterioramento del quadro geopolitico, con l’attenzione degli investitori concentrata sull’escalation delle tensioni tra Iran, Israel e United States, che sta alimentando timori di possibili ripercussioni sulle forniture energetiche globali. Le preoccupazioni per eventuali restrizioni ai transiti nello Strait of Hormuz, snodo cruciale per il commercio petrolifero mondiale, hanno spinto al rialzo le quotazioni del greggio.


L’impennata dei prezzi dell’energia rischia infatti di riaccendere le pressioni inflazionistiche proprio mentre i mercati scommettevano su un progressivo allentamento della politica monetaria da parte delle principali banche centrali. Il rialzo del petrolio ha quindi ridimensionato le aspettative di tagli dei tassi nei prossimi mesi, contribuendo a raffreddare il sentiment sugli asset più rischiosi.


In questo contesto di incertezza, si rafforza anche il dollaro e aumentano i flussi verso beni rifugio, mentre diverse valute asiatiche restano sotto pressione. A risentirne sono soprattutto le economie fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche, come Japan e South Korea, particolarmente esposte alle oscillazioni del prezzo del greggio.


La combinazione tra tensioni geopolitiche, energia più cara e prospettive monetarie meno accomodanti mantiene quindi elevata la volatilità sui mercati della regione, con gli investitori che restano in attesa di ulteriori sviluppi sul fronte internazionale.


Andrea Pelucchi