L’IEA libera 400 milioni di barili dalle riserve strategiche

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Andrea Pelucchi

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I 32 Paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) hanno deciso all’unanimità di immettere sul mercato 400 milioni di barili di petrolio provenienti dalle riserve strategiche di emergenza, nel tentativo di contenere le forti turbolenze che stanno colpendo il mercato energetico globale dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente. La decisione è stata presa al termine di una riunione straordinaria dell’organizzazione, che ha approvato un’azione collettiva di emergenza senza precedenti per dimensioni. L’obiettivo è compensare il drastico calo dei flussi di greggio nella regione e limitare gli effetti sui prezzi e sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici.


“Le sfide del mercato petrolifero che stiamo affrontando sono di portata senza precedenti”, ha dichiarato il direttore esecutivo dell’IEA Fatih Birol. “Sono molto lieto che i Paesi membri abbiano risposto con un’azione collettiva di emergenza di dimensioni senza precedenti. I mercati petroliferi sono globali e anche la risposta alle grandi perturbazioni deve essere globale”.


Complessivamente i membri dell’IEA dispongono di oltre 1,2 miliardi di barili di riserve di emergenza, a cui si aggiungono circa 600 milioni di barili di scorte industriali detenute sotto obbligo governativo. L’intervento rappresenta la sesta liberazione coordinata di petrolio nella storia dell’organizzazione, fondata nel 1974, dopo quelle effettuate nel 1991, nel 2005, nel 2011 e due volte nel 2022.


Alla base della decisione c’è il brusco deterioramento dei flussi energetici nello Stretto di Hormuz, uno dei nodi strategici del commercio globale di petrolio. Nel 2025 attraverso questo passaggio marittimo transitavano in media circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti raffinati, pari a circa un quarto del commercio mondiale via mare.


Il conflitto in Medio Oriente, iniziato il 28 febbraio 2026, ha però colpito duramente il traffico nella regione. Secondo l’IEA, le esportazioni di petrolio e derivati attraverso lo stretto sono scese a meno del 10% dei livelli precedenti alla crisi, costringendo diversi operatori energetici dell’area a chiudere o ridurre in modo significativo la produzione.


Andrea Pelucchi