Asia in profondo rosso: petrolio e Medio Oriente affondano le borse

User Avatar

Andrea Pelucchi

Share:

A guidare i ribassi è stato il giapponese Nikkei 225, che ha terminato la giornata intorno a quota 51.937 punti, in calo di circa il 6,6%, registrando una delle peggiori performance degli ultimi mesi. Vendite marcate anche sulla piazza sudcoreana, dove il Kospi ha perso circa il 7%, chiudendo a ridosso dei 5.147 punti. Più contenute, ma comunque significative, le perdite nei mercati cinesi. L’Hang Seng di Hong Kong ha ceduto tra il 2% e il 3%, mentre lo Shanghai Composite ha limitato il calo a circa l’1,5%, mostrando una maggiore resilienza rispetto agli altri listini regionali.


Alla base del brusco arretramento dei mercati asiatici vi è soprattutto il forte aumento del prezzo del petrolio, salito oltre i 110 dollari al barile dopo l’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il balzo del greggio ha alimentato i timori degli investitori per un nuovo shock energetico, con possibili ripercussioni sull’inflazione globale e sulla crescita economica.


Il rialzo dei costi energetici pesa in particolare sulle economie asiatiche più dipendenti dalle importazioni di materie prime, come Giappone e Corea del Sud, aumentando il rischio di un deterioramento dei conti delle imprese e di una riduzione dei consumi.


A peggiorare il sentiment dei mercati contribuiscono inoltre le crescenti preoccupazioni per la traiettoria della politica monetaria globale. L’eventuale persistenza di pressioni inflazionistiche legate all’energia potrebbe infatti spingere le principali banche centrali a mantenere un orientamento restrittivo più a lungo del previsto.


In questo contesto gli investitori hanno ridotto l’esposizione agli asset più rischiosi, privilegiando strumenti considerati più sicuri. Il movimento di “risk-off” ha così colpito in modo particolarmente intenso i listini asiatici, più sensibili alle dinamiche del commercio internazionale e alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime.


Andrea Pelucchi