Fuga di cervelli: Panetta di Bankitalia sta dalla parte dei giovani

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UCapital Media

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Secondo il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, l’odierna mobilità internazionale dei giovani laureati non va vista come una semplice “fuga di cervelli”, bensì come un naturale risultato delle differenze nei segnali economici tra paesi. In un mercato del lavoro sempre più globalizzato, i lavoratori qualificati rispondono agli incentivi salariali e alle opportunità di carriera: un laureato italiano in Germania guadagna in media l’80% in più rispetto a un corrispondente in Italia, e il divario con la Francia è del 30%. Questi differenziali si sono ampliati nel tempo e riflettono scelte individuali verso contesti in cui il capitale umano è maggiormente valorizzato.


Il fenomeno è sintomo di un principio liberale fondamentale: l’allocazione efficiente dei fattori produttivi. In un mercato aperto, i talenti si spostano dove la competitività delle imprese è più elevata, la domanda di competenze cresce e i salari rispecchiano il valore marginale del lavoro qualificato.


Secondo Panetta, il rapporto tra istruzione, università e mercato del lavoro deve essere ripensato per aumentare produttività e crescita economica. Ma un approccio liberista spingerebbe oltre: più che aumentare la spesa pubblica tout court, è essenziale ridurre le barriere all’ingresso nei settori dinamici, incentivare startup e imprese competitive e semplificare il quadro normativo per attrarre investimenti.


È inevitabile che paesi con economie più performanti e mercati del lavoro flessibili attraggano laureati italiani: circa un decimo dei neolaureati ha scelto di trasferirsi all’estero, con incidenze più elevate tra ingegneri e informatici, dove la domanda privata è forte.


In un’ottica di libera scelta e concorrenza globale, questa mobilità non è un problema da ostacolare ma un segnale di efficienza: indica che i lavoratori rispondono alle migliori opportunità disponibili e che il sistema produttivo italiano può migliorare allineandosi ai criteri di competitività internazionale. Politiche che favoriscono la nascita di imprese innovative, la riduzione della burocrazia e l’apertura dei mercati possono trasformare la mobilità dei giovani da una perdita percepita a una risorsa per il paese.


Infine, investire in formazione è utile, ma solo se accompagnato da un ecosistema che valorizzi l’imprenditorialità e la libera interazione tra domanda e offerta di lavoro: così il capitale umano non solo cresce, ma viene premiato dove crea più valore, in modo sostenibile e orientato al mercato.


Klevis Gjoka