Manovra 2026: verso l’intesa sul contributo di banche e assicurazioni

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UCapital Media

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Dopo settimane intense, si riapre la trattativa tra governo e settore finanziario sul contributo straordinario previsto dalla Legge di bilancio 2026. Le ultime interlocuzioni lasciate trapelare dalla maggioranza fanno pensare a un accordo vicino. Andiamo più nel dettaglio:


Per Forza Italia, il rialzo dell’Irap per banche e assicurazioni dovrebbe fermarsi a due punti, evitando così l’aumento del 2,5% ipotizzato in precedenza. La misura non coinvolgerebbe le imprese che detengono partecipazioni finanziarie in altri settori. In caso di intesa, dal prossimo anno l’Irap per gli istituti di credito salirebbe dal 4,65% al 6,65%, mantenendosi comunque già più elevata rispetto a quella applicata ad altre tipologie di società.


Il prelievo non avverrebbe con un versamento diretto ma tramite un meccanismo di anticipo di liquidità, simile a quello adottato nelle Manovre precedenti, compensato tramite le imposte differite attive (Dta). Le banche dovrebbero rinunciare all’utilizzo dei benefici fiscali derivanti dalle Dta per il 2026, pagando più tasse nell’immediato ma conservando comunque i crediti maturati negli esercizi precedenti.


L’Associazione Bancaria Italiana resta prudente e ribadisce la sua contrarietà al precedente aumento del 2,5%, giudicato troppo oneroso. Criticate anche le detrazioni ipotizzate, che avrebbero favorito soprattutto gli istituti monosportello.


La Manovra introduce un incentivo fiscale per il dis-accantonamento delle riserve: l’aliquota scenderebbe al 27,5% nel 2026, per poi risalire al 33% nel 2027 e stabilizzarsi al 40% dal 2028. Proseguono anche le limature sulla nuova tassazione dei dividendi di minoranza, inizialmente prevista in aumento dall’1,2% al 24%. Le modifiche in corso servono a garantire le necessarie coperture, stimate oltre il miliardo. Concorrono al pacchetto anche la tassa sui piccoli pacchi extra Ue e l’aumento dal 18 al 21% della rivalutazione di partecipazioni societarie e terreni, proposto da Fratelli d’Italia.


Il partito di Giorgia Meloni mantiene la pressione sulla gestione delle riserve auree: il nuovo emendamento elimina il riferimento esplicito alla proprietà statale, definendo le riserve come “appartenenti al Popolo Italiano” per promuovere un dibattito sulla democratizzazione della banca centrale. La Manovra prosegue ora l’esame in Commissione Bilancio al Senato, insieme agli incontri tra gruppi e governo, con l’obiettivo di portare il testo in Aula entro il 15 dicembre.


Andrea Pelucchi