Asia in rosso, la guerra affonda le Borse: Kospi -12%

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Andrea Pelucchi

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Seduta ad alta tensione per i mercati asiatici, che il 4 marzo chiudono in deciso calo sotto il peso dell’escalation geopolitica in Medio Oriente e del balzo dei prezzi energetici. L’innalzarsi del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, con il rischio di ripercussioni sul traffico nello Stretto di Hormuz, ha innescato un’ondata di vendite e un rapido riposizionamento degli investitori verso asset difensivi.


A guidare i ribassi è il Kospi, che termina le contrattazioni a 5.065,14 punti, segnando una delle peggiori performance della sua storia recente, con perdite superiori al 12%. La Borsa di Seul ha risentito in modo particolare della vulnerabilità energetica del Paese e dell’elevata esposizione del listino ai colossi tecnologici esportatori, penalizzati dal clima di avversione al rischio.


In forte flessione anche il Nikkei 225, che chiude a 53.834,75 punti (-4,3%). A Tokyo il calo è stato in parte attenuato dall’indebolimento dello yen, ma la prospettiva di un aumento strutturale dei costi energetici e di nuove pressioni inflazionistiche ha prevalso, ridimensionando l’ottimismo delle settimane precedenti.


Vendite consistenti pure a Hong Kong, dove l’Hang Seng arretra intorno al 2-3%, attestandosi poco sopra quota 25 mila punti, mentre lo Shanghai Composite limita i danni ma chiude comunque in territorio negativo a 4.063,57 punti (-1,4%).


Il balzo del petrolio e del gas ha riacceso i timori di un ritorno dell’inflazione globale, complicando le aspettative di allentamento monetario da parte delle principali banche centrali. Il sentiment è rapidamente virato in modalità “risk-off”: prese di profitto sui titoli ciclici e tecnologici, aumento della volatilità e maggiore domanda di beni rifugio.


La seduta del 4 marzo consegna dunque ai mercati asiatici un quadro di forte incertezza: finché il fronte geopolitico resterà instabile, la traiettoria delle Borse dell’area continuerà a dipendere più dalle notizie internazionali che dai fondamentali economici domestici.


Andrea Pelucchi