Materie prime, il ritorno del premio al rischio sostiene metalli e petrolio
Andrea Pelucchi
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Seduta improntata alla cautela sui mercati delle materie prime, con gli investitori che tornano a privilegiare gli asset rifugio e mantengono elevato il premio al rischio sull’energia. L’oro si conferma sui massimi, in area 5.190 dollari l’oncia, sostenuto dalla debolezza del dollaro e dall’aumento dell’avversione al rischio. Movimento analogo per l’argento, che beneficia sia della domanda difensiva sia delle prospettive industriali, pur mostrando una volatilità superiore rispetto al metallo giallo.
Il contesto resta dominato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dalle incertezze sulle relazioni commerciali internazionali. Il rischio di un’escalation nell’area del Gulf of Hormuz mantiene elevata l’attenzione degli operatori energetici, mentre le trattative diplomatiche tra Washington e Teheran contribuiscono a una marcata sensibilità dei prezzi a ogni nuovo sviluppo. In questo scenario, il petrolio consolida i recenti rialzi: il WTI oscilla in area 65-66 dollari al barile, mentre il Brent si mantiene poco sopra i 71 dollari.
Sul fronte fondamentale, il mercato petrolifero resta in equilibrio precario tra il sostegno derivante dal rischio geopolitico e le indicazioni di offerta abbondante. Le politiche produttive dell’OPEC e dei partner allargati continuano a rappresentare un driver centrale, in un quadro in cui eventuali incrementi degli stock statunitensi potrebbero raffreddare la spinta rialzista nel breve termine.
Anche il platino si muove in territorio positivo, in scia al comparto dei preziosi, pur restando più esposto alle dinamiche della domanda industriale e del settore automotive.
Nel breve periodo, il bias resta moderatamente rialzista per oro e argento, fintanto che persisteranno tensioni geopolitiche e incertezza macro, anche in vista delle prossime indicazioni di politica monetaria della Federal Reserve. Per il greggio, lo scenario appare più bilanciato: supporti tecnici solidi ma rischio di prese di profitto qualora il premio geopolitico dovesse ridimensionarsi.
Andrea Pelucchi
